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Articolo per pazienti Pubblicato: 09/12/2011 Lettura: ~3 min

Un team multidisciplinare per la stenosi valvolare aortica

Fonte
Paola Colombo, Giuseppe Bruschi, Federico De Marco, Jacopo Oreglia, Tiziano Colombo, Alberto Barosi, Roberto Paino, Luigi Martinelli, Silvio Klugmann, Maria Frigerio - Dipartimento Cardio-Vascolare, A.O. Osp. Niguarda Ca’ Granda - Milano

Aggiornato il 07/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1051 Sezione: 2

Introduzione

La stenosi valvolare aortica è una condizione che può richiedere un trattamento specifico per migliorare la qualità della vita. Negli ultimi anni, sono nate nuove tecniche meno invasive che permettono di intervenire anche su pazienti con rischi elevati. Questo processo coinvolge un gruppo di specialisti che lavorano insieme per scegliere la migliore cura per ogni persona.

Che cos'è la stenosi valvolare aortica e come si tratta

La stenosi valvolare aortica è un problema della valvola aortica del cuore che può rendere difficile il passaggio del sangue. Tradizionalmente, si trattava sostituendo la valvola con una protesi tramite un intervento chirurgico aperto. Negli ultimi anni, si sono sviluppate tecniche meno invasive, come la ministernotomia, che riducono l'impatto dell'intervento e aiutano a un recupero più veloce, soprattutto nei pazienti più fragili.

Il trattamento transcatetere: un'opzione meno invasiva

Un'importante novità è l'impianto di una nuova valvola attraverso un catetere, senza aprire il torace e senza l'uso della circolazione extracorporea. Questo può avvenire attraverso l'arteria femorale (nell'inguine) o altri accessi come quello trans-apicale (vicino al cuore), trans-succlavia o trans-aortico. Questa tecnica è particolarmente utile per pazienti con alto rischio chirurgico o con altre malattie che rendono l'intervento tradizionale troppo pericoloso.

Storia e sviluppo della tecnica transcatetere

Il primo tentativo di trattamento con catetere risale al 1985, ma la tecnica iniziale (valvuloplastica con pallone) non dava risultati duraturi. Solo con il progresso tecnologico e l'uso di nuove immagini mediche (come la TAC multislice e l'ecografia tridimensionale) è stato possibile migliorare e diffondere questa procedura. Nel 2002 è stato impiantato per la prima volta con successo un dispositivo valvolare biologico tramite catetere in un paziente non operabile.

I dispositivi attualmente utilizzati

  • Edwards SAPIEN THV: una valvola montata su uno stent di acciaio, impiantata principalmente tramite l'arteria femorale o con un piccolo intervento vicino al cuore. Oltre 10.000 pazienti sono stati trattati senza problemi di funzionamento precoce.
  • CoreValve Revalving System: una valvola in pericardio di maiale su uno stent autoespandibile, impiantata soprattutto per via femorale. In casi particolari si usano altri accessi chirurgici, come l'arteria ascellare o direttamente dall'aorta. Anche questa protesi ha dimostrato ottimi risultati in migliaia di pazienti.

Il ruolo del "Heart Team"

Il trattamento transcatetere richiede la collaborazione tra diversi specialisti: cardiochirurghi, cardiologi interventisti, anestesisti, ecocardiografisti ed esperti di imaging. Questo gruppo multidisciplinare, chiamato "Heart Team", valuta insieme ogni caso per decidere la migliore opzione terapeutica, considerando le caratteristiche anatomiche, i rischi e le aspettative di miglioramento per il paziente.

In conclusione

La stenosi valvolare aortica può essere trattata con tecniche tradizionali o con metodi meno invasivi come l'impianto transcatetere. Queste nuove opzioni sono particolarmente importanti per pazienti con alto rischio chirurgico. La scelta del trattamento più adatto viene fatta da un team di specialisti che lavorano insieme per garantire la migliore cura possibile, migliorando la qualità della vita e le prospettive di salute.

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