Che cosa sono i marcatori di rischio cardiovascolare
I marcatori di rischio cardiovascolare sono indicatori che aiutano a prevedere la probabilità di avere eventi come infarti o ictus. Tradizionalmente, si valutano fattori come l'età, il sesso, la pressione alta, il fumo, il colesterolo e il diabete. Per stimare il rischio, si usano tabelle come il Framingham Risk Score o il progetto italiano CUORE, che dividono le persone in basso, medio o alto rischio.
Tuttavia, queste tabelle non sempre sono precise, soprattutto per chi è a rischio intermedio. Per questo, la ricerca si è concentrata su nuovi marcatori che possono scoprire la presenza di malattie arteriose anche quando non ci sono sintomi evidenti.
Principali nuovi marcatori di rischio
Proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP)
È una proteina nel sangue che aumenta in caso di infiammazione. Valori elevati di hs-CRP sono stati associati a un maggior rischio di eventi cardiovascolari, anche quando gli altri fattori di rischio sono normali. Uno studio importante (JUPITER) ha mostrato che persone con colesterolo normale ma hs-CRP alto potevano beneficiare di una terapia con statine per ridurre il rischio. Tuttavia, altri studi più recenti hanno messo in dubbio l'utilità di questo test.
Spessore medio intimale carotideo (CIMT) e placche carotidee
Il CIMT è la misura dello spessore della parete interna della carotide, un'importante arteria del collo. Si valuta con un'ecografia, un esame semplice e sicuro. Uno spessore maggiore indica la presenza di aterosclerosi, cioè accumulo di grassi nelle arterie. La presenza di placche, anche piccole, è un segno di malattia arteriosa. Questi esami aiutano a riclassificare il rischio, soprattutto nelle persone a rischio intermedio.
Indice caviglia-braccio (ABI)
È un test semplice che confronta la pressione del sangue alla caviglia con quella del braccio. Un valore inferiore a 0,90 può indicare una malattia arteriosa periferica, cioè un restringimento delle arterie delle gambe. Questo può essere un segno precoce di aterosclerosi. Tuttavia, il suo ruolo nella valutazione del rischio cardiovascolare è ancora oggetto di discussione.
Rigidità arteriosa
Con l'età o in presenza di aterosclerosi, le arterie diventano meno elastiche. Questa rigidità si può misurare con la velocità dell'onda del polso (PWV). Un aumento della rigidità arteriosa è associato a un maggior rischio di eventi cardiovascolari, ma gli studi non sono ancora tutti concordi sull'uso clinico di questo parametro.
Calcificazioni coronariche
Si valutano con una tomografia computerizzata che misura il calcio presente nelle arterie del cuore (coronarie). Un punteggio alto indica una maggiore presenza di aterosclerosi e un rischio più elevato. Questo esame può aiutare a riclassificare il rischio nei pazienti a rischio intermedio, ma ha costi elevati e comporta esposizione a radiazioni.
Calcificazioni valvolari mitro-aortiche
Le calcificazioni sulle valvole del cuore, visibili con l'ecocardiogramma, sono un segno precoce di aterosclerosi. Sono facili da individuare con un esame non invasivo e senza rischi, ma al momento non ci sono prove sufficienti che migliorino la valutazione del rischio rispetto ai metodi tradizionali.
Indicazioni dalle linee guida internazionali
Le principali società scientifiche raccomandano di usare principalmente le tabelle di rischio tradizionali per valutare il rischio cardiovascolare. Gli altri test sono consigliati soprattutto per persone con rischio intermedio, per meglio definire la strategia di prevenzione. Alcuni esami, come lo screening per l'aneurisma dell'aorta addominale in fumatori anziani, hanno indicazioni chiare.
Prospettive future
La ricerca continua per trovare nuovi marcatori e per capire meglio quelli già disponibili. L'obiettivo è migliorare la capacità di identificare chi rischia di più, soprattutto tra chi ha un rischio intermedio, così da personalizzare meglio la prevenzione. Sono necessari studi su larga scala e approfondimenti sui meccanismi della malattia arteriosa.
In conclusione
I nuovi marcatori di rischio cardiovascolare possono aiutare a identificare meglio chi è a rischio di malattie del cuore e dei vasi, specialmente tra le persone con rischio intermedio. Tuttavia, al momento, l'uso di questi test è limitato e deve essere valutato caso per caso, sempre in accordo con le linee guida internazionali. La prevenzione rimane fondamentale per ridurre gli eventi cardiovascolari.