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Articolo per pazienti Pubblicato: 09/05/2014 Lettura: ~2 min

Arresto cardiaco extraospedaliero e ipotermia terapeutica: quale temperatura è più efficace?

Fonte
G Ital Cardiol 2014;15(3):138-143.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Cristina Raimondo Aggiornato il 05/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Dopo un arresto cardiaco avvenuto fuori dall'ospedale, molti pazienti che non riprendono subito conoscenza rischiano gravi danni al cervello o la morte. Per cercare di migliorare la loro situazione, si usa una tecnica chiamata ipotermia terapeutica, cioè abbassare la temperatura corporea. Tuttavia, non è chiaro quale sia la temperatura più adatta per ottenere i migliori risultati. Qui spieghiamo i risultati di uno studio importante che ha confrontato due temperature diverse.

Che cos'è l'ipotermia terapeutica dopo un arresto cardiaco?

L'ipotermia terapeutica è un trattamento che abbassa la temperatura del corpo per proteggere il cervello dopo un arresto cardiaco, specialmente quando la persona non riprende coscienza subito. L'obiettivo è evitare la febbre e ridurre i danni neurologici.

Lo studio sulle temperature target

Un grande studio internazionale ha coinvolto 950 pazienti adulti che avevano avuto un arresto cardiaco fuori dall'ospedale e non erano coscienti. I pazienti sono stati divisi in due gruppi:

  • Uno è stato raffreddato a 33°C.
  • L'altro è stato raffreddato a 36°C.

Lo scopo era capire quale delle due temperature fosse più efficace nel ridurre la mortalità e i danni al cervello.

Risultati principali

  • La mortalità è stata simile: 50% nel gruppo a 33°C e 48% nel gruppo a 36°C.
  • Il numero di pazienti morti o con problemi neurologici gravi dopo 180 giorni era quasi uguale: 54% a 33°C e 52% a 36°C.
  • Le valutazioni neurologiche con scale specifiche hanno confermato risultati molto simili tra i due gruppi.
  • Non sono emerse differenze significative nemmeno dopo aver considerato altri fattori importanti.

Cosa significa questo per i pazienti?

Questi risultati indicano che abbassare la temperatura a 33°C non offre vantaggi maggiori rispetto a mantenerla a 36°C per i pazienti che non riprendono coscienza dopo un arresto cardiaco fuori dall'ospedale.

In conclusione

Per chi sopravvive a un arresto cardiaco esterno e resta incosciente, la scelta tra una temperatura target di 33°C o 36°C durante l'ipotermia terapeutica non sembra influire significativamente sulla sopravvivenza o sulla salute del cervello. Entrambe le temperature aiutano a prevenire la febbre, ma nessuna si è dimostrata chiaramente migliore.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Cristina Raimondo

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