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Articolo per pazienti Pubblicato: 27/05/2014 Lettura: ~2 min

Arresto cardiaco extraospedaliero e ipotermia terapeutica: qual è la temperatura ideale?

Fonte
G Ital Cardiol 2014;15(3):138-143.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Cristina Raimondo Aggiornato il 05/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Dopo un arresto cardiaco avvenuto fuori dall'ospedale, molte persone che non riprendono subito conoscenza rischiano gravi problemi o la morte. Per aiutare questi pazienti, si usa una tecnica chiamata ipotermia terapeutica, che consiste nel raffreddare il corpo a una temperatura controllata. Questo testo spiega quale temperatura potrebbe essere più efficace per migliorare la salute e la sopravvivenza di questi pazienti.

Che cos'è l'ipotermia terapeutica?

L'ipotermia terapeutica è un trattamento che abbassa la temperatura corporea per proteggere il cervello dopo un arresto cardiaco. Serve a prevenire danni neurologici e migliorare le possibilità di recupero.

Lo studio sulle temperature target

Un grande studio internazionale ha confrontato due temperature usate durante l'ipotermia terapeutica:

  • 33°C (più fredda)
  • 36°C (meno fredda)

Lo scopo era capire quale temperatura fosse più utile per ridurre la mortalità e i problemi neurologici.

Come è stato condotto lo studio

Sono stati inclusi 950 pazienti adulti che avevano avuto un arresto cardiaco fuori dall'ospedale e non avevano ripreso conoscenza. I pazienti sono stati divisi casualmente in due gruppi, uno trattato a 33°C e l'altro a 36°C.

Risultati principali

  • La mortalità è stata simile nei due gruppi: circa il 50% nel gruppo a 33°C e il 48% nel gruppo a 36°C.
  • Il 54% dei pazienti a 33°C e il 52% a 36°C sono morti o hanno avuto problemi neurologici dopo 180 giorni.
  • I test usati per valutare le condizioni neurologiche non hanno mostrato differenze significative tra i due gruppi.
  • Non sono emerse differenze nemmeno dopo aver considerato altri fattori che influenzano la prognosi.

Cosa significa questo per i pazienti

Questi risultati indicano che abbassare la temperatura a 33°C non offre vantaggi rispetto a mantenere una temperatura di 36°C. Entrambi i metodi aiutano a prevenire la febbre, che è importante per la protezione del cervello.

In conclusione

Per i pazienti che non riprendono conoscenza dopo un arresto cardiaco fuori dall'ospedale, l'ipotermia terapeutica è una strategia utile. Tuttavia, raffreddare il corpo a 33°C non sembra migliorare i risultati rispetto a una temperatura di 36°C. Mantenere una temperatura controllata intorno a 36°C può quindi essere altrettanto efficace.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Cristina Raimondo

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