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Articolo per pazienti Pubblicato: 08/07/2014 Lettura: ~3 min

L’importanza della valutazione del rischio nei pazienti con angina cronica stabile secondo le linee guida ESC 2013

Fonte
ESC guidelines on the management of stable coronary artery disease G. Montalescot et al., European Heart Journal (2013) 34, 2949–3003

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Claudia Pandolfi Aggiornato il 05/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1131 Sezione: 26

Introduzione

Questo testo spiega in modo semplice come i medici valutano e gestiscono i pazienti con angina cronica stabile, una condizione in cui il cuore riceve meno sangue del necessario. Le linee guida europee del 2013 indicano come procedere passo dopo passo per scegliere la migliore cura e decidere se sono necessari esami più approfonditi o interventi specifici.

Che cosa significa angina cronica stabile e come si procede

L’angina cronica stabile è un dolore o fastidio al petto causato da un ridotto flusso di sangue al cuore. Le linee guida ESC 2013 suggeriscono di seguire un percorso graduale per la diagnosi e il trattamento:

  • Prima si valuta la probabilità che il paziente abbia una malattia delle arterie coronarie, basandosi su età, sesso e tipo di sintomi.
  • Se questa probabilità è bassa (<15%), si cercano altre cause del dolore al petto.
  • Se è media, si eseguono test non invasivi, come esami di imaging o test da sforzo, per confermare la diagnosi.
  • Se è alta (>85%), la diagnosi si basa principalmente sui sintomi e non sono necessari ulteriori test per confermarla.

La terapia medica ottimale come base di ogni decisione

Il trattamento con farmaci adeguati è il primo passo fondamentale. Solo dopo aver iniziato questa terapia si valutano ulteriori esami o interventi invasivi. Questo approccio aiuta a capire chi può davvero beneficiare di una procedura per migliorare il flusso di sangue al cuore.

Come si valuta il rischio di eventi futuri

È importante capire quali pazienti hanno un rischio più alto di problemi seri come infarto o morte improvvisa. Per questo si usa una "stratificazione del rischio" che si basa su diversi elementi:

  • Valutazione clinica: storia del paziente, esame fisico, elettrocardiogramma (ECG) e presenza di fattori di rischio come diabete, ipertensione, fumo e altri.
  • Funzione del cuore: un ecocardiogramma misura come il ventricolo sinistro (la parte principale del cuore) pompa il sangue. Se questa funzione è ridotta (inferiore al 50%), il rischio aumenta.
  • Test da sforzo e imaging: servono a identificare se ci sono aree del cuore che ricevono poco sangue durante l’attività fisica o stress.
  • Esami invasivi: in alcuni casi, si esegue una coronarografia per vedere direttamente le arterie del cuore e valutare se è necessario un intervento.

Quando è indicata la rivascolarizzazione

La rivascolarizzazione è un intervento che migliora il flusso di sangue al cuore, ad esempio con l’uso di stent o bypass. È indicata quando:

  • La terapia medica non è sufficiente a controllare i sintomi.
  • I test mostrano un’area significativa di cuore che soffre per mancanza di sangue (ischemia).
  • Il paziente ha un rischio elevato di eventi gravi e si prevede un beneficio in termini di sopravvivenza e qualità della vita.

Un esame chiamato FFR (fractional flow reserve) può aiutare a capire se una stenosi (restringimento) nell’arteria è abbastanza importante da giustificare un intervento. Se il valore FFR è inferiore a 0,80, la rivascolarizzazione è consigliata.

Come si decide il percorso per ogni paziente

In base al rischio stimato, i pazienti vengono indirizzati a:

  • Basso rischio: solo terapia medica.
  • Rischio intermedio: terapia medica e approfondimenti diagnostici non invasivi o invasivi.
  • Alto rischio: esami invasivi e possibile rivascolarizzazione guidata dai risultati.

In conclusione

Le linee guida ESC 2013 sottolineano che la terapia medica ottimale è il punto di partenza per tutti i pazienti con angina cronica stabile. Solo dopo aver iniziato questa terapia si valutano ulteriori esami e interventi, basandosi sulla probabilità di malattia e sul rischio di eventi futuri. Questo approccio aiuta a scegliere la cura più adatta per ogni persona, migliorando i sintomi e la prognosi.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Claudia Pandolfi

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