Che cosa significa angina cronica stabile e come si procede
L’angina cronica stabile è un dolore o fastidio al petto causato da un ridotto flusso di sangue al cuore. Le linee guida ESC 2013 suggeriscono di seguire un percorso graduale per la diagnosi e il trattamento:
- Prima si valuta la probabilità che il paziente abbia una malattia delle arterie coronarie, basandosi su età, sesso e tipo di sintomi.
- Se questa probabilità è bassa (<15%), si cercano altre cause del dolore al petto.
- Se è media, si eseguono test non invasivi, come esami di imaging o test da sforzo, per confermare la diagnosi.
- Se è alta (>85%), la diagnosi si basa principalmente sui sintomi e non sono necessari ulteriori test per confermarla.
La terapia medica ottimale come base di ogni decisione
Il trattamento con farmaci adeguati è il primo passo fondamentale. Solo dopo aver iniziato questa terapia si valutano ulteriori esami o interventi invasivi. Questo approccio aiuta a capire chi può davvero beneficiare di una procedura per migliorare il flusso di sangue al cuore.
Come si valuta il rischio di eventi futuri
È importante capire quali pazienti hanno un rischio più alto di problemi seri come infarto o morte improvvisa. Per questo si usa una "stratificazione del rischio" che si basa su diversi elementi:
- Valutazione clinica: storia del paziente, esame fisico, elettrocardiogramma (ECG) e presenza di fattori di rischio come diabete, ipertensione, fumo e altri.
- Funzione del cuore: un ecocardiogramma misura come il ventricolo sinistro (la parte principale del cuore) pompa il sangue. Se questa funzione è ridotta (inferiore al 50%), il rischio aumenta.
- Test da sforzo e imaging: servono a identificare se ci sono aree del cuore che ricevono poco sangue durante l’attività fisica o stress.
- Esami invasivi: in alcuni casi, si esegue una coronarografia per vedere direttamente le arterie del cuore e valutare se è necessario un intervento.
Quando è indicata la rivascolarizzazione
La rivascolarizzazione è un intervento che migliora il flusso di sangue al cuore, ad esempio con l’uso di stent o bypass. È indicata quando:
- La terapia medica non è sufficiente a controllare i sintomi.
- I test mostrano un’area significativa di cuore che soffre per mancanza di sangue (ischemia).
- Il paziente ha un rischio elevato di eventi gravi e si prevede un beneficio in termini di sopravvivenza e qualità della vita.
Un esame chiamato FFR (fractional flow reserve) può aiutare a capire se una stenosi (restringimento) nell’arteria è abbastanza importante da giustificare un intervento. Se il valore FFR è inferiore a 0,80, la rivascolarizzazione è consigliata.
Come si decide il percorso per ogni paziente
In base al rischio stimato, i pazienti vengono indirizzati a:
- Basso rischio: solo terapia medica.
- Rischio intermedio: terapia medica e approfondimenti diagnostici non invasivi o invasivi.
- Alto rischio: esami invasivi e possibile rivascolarizzazione guidata dai risultati.
In conclusione
Le linee guida ESC 2013 sottolineano che la terapia medica ottimale è il punto di partenza per tutti i pazienti con angina cronica stabile. Solo dopo aver iniziato questa terapia si valutano ulteriori esami e interventi, basandosi sulla probabilità di malattia e sul rischio di eventi futuri. Questo approccio aiuta a scegliere la cura più adatta per ogni persona, migliorando i sintomi e la prognosi.