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Articolo per pazienti Pubblicato: 15/07/2014 Lettura: ~3 min

La gestione del rischio di coaguli nei pazienti con fibrillazione atriale in Italia: dati iniziali dal Registro Europeo PREFER in AF

Fonte
G Ital Cardiol 2014; 15(2): 99-109.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Fabrizio Ammirati Aggiornato il 05/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1129 Sezione: 34

Introduzione

Questo testo presenta i risultati di uno studio europeo che ha analizzato come viene gestito il rischio di formazione di coaguli nel sangue nei pazienti con fibrillazione atriale in diversi paesi, con particolare attenzione all'Italia. L'obiettivo è comprendere meglio le caratteristiche dei pazienti e l'uso dei trattamenti per prevenire complicazioni.

Che cos'è il Registro Europeo PREFER in AF

Il Registro PREFER in AF è uno studio osservazionale che ha coinvolto centri di cardiologia in sette paesi europei: Austria, Francia, Germania, Italia, Spagna, Svizzera e Regno Unito. Sono stati raccolti dati da 7.243 pazienti con fibrillazione atriale (FA), una condizione del cuore che può aumentare il rischio di coaguli nel sangue.

Lo studio ha raccolto informazioni sulle caratteristiche cliniche dei pazienti, la loro qualità di vita, il grado di soddisfazione rispetto ai trattamenti ricevuti e, in particolare, l'uso di farmaci anticoagulanti orali per prevenire la formazione di coaguli.

Dati principali sui pazienti italiani

  • Tra i 1.888 pazienti italiani coinvolti, con un'età media di circa 71 anni, le malattie più comuni erano:
    • ipertensione (pressione alta) nel 73,5% dei casi,
    • dislipidemie (livelli alterati di grassi nel sangue) nel 38,7%,
    • obesità nel 21,9%.
  • Il punteggio CHA2DS2-VASc, che serve a valutare il rischio di coaguli, era pari a zero solo nel 4,7% dei pazienti, mentre l'11,3% aveva un punteggio di 1 e l'84% un punteggio di 2 o più, indicando un rischio medio-alto.
  • In Italia, i farmaci chiamati antagonisti della vitamina K (un tipo di anticoagulante) sono usati meno rispetto alla media europea (71,6% contro 78,3%).
  • Quando questi farmaci sono usati in Italia, i controlli del sangue (misurazioni dell'INR) sono più frequenti rispetto ad altri paesi. Tuttavia, il tempo in cui il sangue rimane nel range terapeutico ottimale è del 72,2%, un valore superiore solo alla Spagna ma inferiore agli altri paesi europei.
  • Solo il 36% dei pazienti italiani riferisce di non avere difficoltà nell'assumere la terapia anticoagulante, contro il 70,3% dei pazienti europei. Questo significa che molti pazienti in Italia trovano difficile gestire questo trattamento e sono meno soddisfatti.

Cosa indicano questi risultati

I dati mostrano che in Italia c'è ancora molto spazio per migliorare la prevenzione del rischio di coaguli nei pazienti con fibrillazione atriale. Rispetto ad altri paesi europei, l'uso e la gestione dei farmaci anticoagulanti potrebbero essere ottimizzati.

Gli autori dello studio suggeriscono che l'uso dei nuovi anticoagulanti orali, più facili da gestire, potrebbe aiutare a migliorare l'adesione al trattamento, la soddisfazione dei pazienti e, di conseguenza, la loro qualità di vita.

In conclusione

Lo studio evidenzia che in Italia i pazienti con fibrillazione atriale hanno un rischio significativo di coaguli e che l'uso dei farmaci anticoagulanti è meno diffuso e più difficile da gestire rispetto ad altri paesi europei. Migliorare la gestione di questi trattamenti, anche con nuovi farmaci più semplici, potrebbe portare a una migliore prevenzione e a una maggiore soddisfazione dei pazienti.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Fabrizio Ammirati

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