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Articolo per pazienti Pubblicato: 29/07/2014 Lettura: ~3 min

Gestione con anticoagulanti orali diretti (NAO) in una paziente anziana con ictus acuto

Fonte
Davide Imberti, Centro Emostasi e Trombosi, Dipartimento di Medicina Interna, Ospedale di Piacenza

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Davide Imberti Aggiornato il 05/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1117 Sezione: 34

Introduzione

Questo testo descrive in modo semplice il caso di una donna anziana che ha avuto un ictus e come è stata gestita la sua terapia con nuovi anticoagulanti orali, chiamati NAO. L'obiettivo è spiegare come questi farmaci possono essere usati in sicurezza e con efficacia, anche in situazioni complesse come la presenza di sanguinamenti cerebrali.

Che cosa è successo alla paziente

Una donna di 80 anni è arrivata in pronto soccorso con confusione e difficoltà a parlare. All'arrivo, non aveva altri problemi neurologici e la pressione era normale. L'elettrocardiogramma (ECG) mostrava un ritmo cardiaco regolare. Gli esami del sangue e una TAC cerebrale urgente non mostravano danni evidenti. È stata ricoverata con il sospetto di un piccolo ictus.

La storia medica della paziente

  • Tre anni prima era stata diagnosticata con diabete di tipo 2, controllato solo con la dieta.
  • Soffriva di pressione alta, curata con farmaci.
  • Due anni prima aveva iniziato una terapia con anticoagulanti (acenocumarolo) e un farmaco per il cuore (amiodarone) dopo aver scoperto una fibrillazione atriale, cioè un battito cardiaco irregolare.
  • Dopo un trattamento per ripristinare il ritmo cardiaco normale, la fibrillazione atriale era ricomparsa, ma era stata nuovamente trattata con successo.
  • Tre mesi prima del ricovero, su richiesta della famiglia, il medico aveva sostituito l'anticoagulante con l'aspirina (ASA) per facilitare la gestione della terapia.

Durante il ricovero

Gli esami successivi hanno confermato la presenza di fibrillazione atriale con battito accelerato e un'ampia area di danno cerebrale con un piccolo sanguinamento interno. Per questo, l'aspirina è stata sospesa e il farmaco per il cuore cambiato.

La paziente è rimasta stabile e una TAC dopo una settimana mostrava che la lesione cerebrale non era peggiorata.

Decisioni sulla terapia anticoagulante

Nonostante il sanguinamento cerebrale, è stato deciso di riprendere una terapia anticoagulante, perché il rischio di un nuovo ictus era molto alto senza questa cura. La paziente aveva un punteggio che indicava un rischio elevato di ictus e un rischio moderato di sanguinamento.

È stato scelto di iniziare il trattamento con dabigatran, un anticoagulante orale diretto (NAO), alla dose di 110 mg due volte al giorno.

Questo farmaco è efficace quanto il warfarin (un anticoagulante tradizionale), ma con un minor rischio di sanguinamenti nel cervello.

La paziente è stata informata dettagliatamente sui benefici e i rischi del nuovo farmaco e sull'importanza di assumere regolarmente la terapia. Anche la figlia, che vive con lei, è stata coinvolta per aiutare nel controllo dell'assunzione.

Follow-up e risultati

  • Dopo tre settimane dall'ictus, la paziente ha iniziato il dabigatran.
  • Dopo tre mesi, le sue condizioni generali erano buone, con miglioramenti neurologici grazie alla riabilitazione e una buona tolleranza al farmaco.
  • Gli esami del sangue e la funzione renale erano nella norma.
  • A sei mesi, la paziente stava bene, con ritmo cardiaco regolare e continuava la terapia con dabigatran e un farmaco per controllare la frequenza cardiaca.
  • È stata programmata una visita di controllo a un anno dall'ictus, con esami per la funzione renale.

Questioni importanti evidenziate dal caso

  1. Qual è il miglior anticoagulante per pazienti con precedenti sanguinamenti cerebrali.
  2. Come scegliere l'anticoagulante in pazienti che hanno difficoltà a fare controlli frequenti con i farmaci tradizionali.
  3. Quando è il momento giusto per riprendere la terapia anticoagulante dopo un ictus.
  4. Come seguire correttamente i pazienti che assumono i nuovi anticoagulanti orali.

In conclusione

Questo caso mostra come i nuovi anticoagulanti orali, come il dabigatran, possono essere una valida opzione per pazienti anziani con fibrillazione atriale e ictus, anche in presenza di sanguinamenti cerebrali. Essi offrono una buona efficacia nel prevenire nuovi ictus e un minor rischio di sanguinamenti rispetto ai farmaci tradizionali. È fondamentale un'attenta valutazione del rischio e un monitoraggio regolare per garantire la sicurezza e l'efficacia del trattamento.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Davide Imberti

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