Che cosa è stato studiato
Lo studio ha coinvolto oltre 10.000 pazienti che dovevano sottoporsi a un intervento chirurgico non cardiaco (cioè non al cuore). Alcuni di questi pazienti non assumevano aspirina prima dell’intervento, mentre altri già la prendevano.
Ai pazienti che non prendevano aspirina è stata data una dose di 200 mg subito prima dell’intervento e poi 100 mg al giorno per 30 giorni dopo l’operazione. A chi già assumeva aspirina è stata data la stessa dose per 7 giorni dopo l’intervento, poi hanno ripreso la loro terapia abituale.
Cosa si è misurato
Lo studio ha valutato un risultato chiamato endpoint primario composito, che includeva:
- la mortalità (numero di persone decedute)
- l’infarto del miocardio (IMA) non fatale, cioè un attacco di cuore da cui il paziente si riprende
Questi eventi sono stati osservati nei 30 giorni dopo l’intervento.
I risultati principali
- Il 7% dei pazienti che hanno ricevuto aspirina ha raggiunto l’endpoint primario (morte o infarto), contro il 7,1% di quelli che hanno ricevuto un placebo (farmaco finto).
- Non c’è stata quindi una differenza significativa nel rischio di morte o infarto tra chi ha preso aspirina e chi no.
- Il gruppo che ha preso aspirina ha però avuto un rischio più alto di sanguinamenti maggiori: 4,6% contro 3,8% nel gruppo placebo.
Cosa significa tutto questo
Prendere aspirina subito prima e dopo un intervento chirurgico non ha ridotto il rischio di morte o infarto nei pazienti studiati. Al contrario, ha aumentato il rischio di sanguinamenti importanti.
In conclusione
Questo studio mostra che l’uso di aspirina in modo preventivo intorno al momento di un intervento chirurgico non sembra offrire benefici nel ridurre eventi cardiovascolari gravi. Inoltre, può aumentare il rischio di sanguinamenti maggiori. È importante discutere sempre con il proprio medico prima di modificare la terapia con aspirina.