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Articolo per pazienti Pubblicato: 14/07/2015 Lettura: ~3 min

Controllo della frequenza cardiaca nella cardiopatia ischemica: dati dal Registro CLARIFY

Fonte
Studio CLARIFY (prospeCtive observational LongitudinAl RegIstry oF patients with stable coronary arterY disease), dati raccolti in 45 paesi con oltre 33.000 pazienti affetti da cardiopatia ischemica stabile.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Claudio Ferri Aggiornato il 05/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 925 Sezione: 17

Introduzione

La frequenza cardiaca, cioè il numero di battiti del cuore al minuto, è un dato importante per chi ha problemi al cuore causati da una riduzione del flusso di sangue (cardiopatia ischemica). Questo testo spiega come una frequenza cardiaca elevata possa aumentare il rischio di eventi gravi e come sia importante monitorarla e gestirla con le terapie disponibili.

Che cosa significa avere una frequenza cardiaca elevata

La frequenza cardiaca a riposo è il numero di battiti del cuore quando una persona è ferma e rilassata. Studi medici hanno mostrato che una frequenza cardiaca superiore a 75 battiti al minuto è collegata a un rischio più alto di morte improvvisa e problemi cardiaci, rispetto a una frequenza inferiore a 60 battiti al minuto.

Perché la frequenza cardiaca è importante nella cardiopatia ischemica

  • Una frequenza cardiaca alta aumenta il lavoro del cuore, che quindi consuma più ossigeno.
  • Riduce il tempo in cui il cuore si riempie di sangue, diminuendo la sua perfusione (ossigenazione).
  • Favorisce la comparsa di aritmie, cioè alterazioni del ritmo cardiaco, soprattutto durante episodi di ridotto afflusso di sangue al cuore.
  • Contribuisce a danni ai vasi sanguigni e alla progressione delle placche che possono ostruire le arterie.

Risultati dello studio CLARIFY

Lo studio CLARIFY ha osservato oltre 33.000 pazienti con cardiopatia ischemica stabile in 45 paesi. Ecco alcuni dati importanti:

  • La frequenza cardiaca media era di circa 68 battiti al minuto.
  • Il 75% dei pazienti assumeva farmaci chiamati beta-bloccanti, che aiutano a ridurre la frequenza cardiaca.
  • Nonostante questo, quasi la metà dei pazienti aveva una frequenza cardiaca superiore a 70 battiti al minuto.
  • Solo il 28% dei pazienti aveva una frequenza cardiaca sotto i 60 battiti al minuto, considerata un buon controllo.
  • Tra chi assumeva beta-bloccanti, il 41% non aveva la frequenza cardiaca sotto controllo.
  • Il mancato controllo della frequenza cardiaca era associato a sintomi più gravi come l'angina (dolore al petto) e a maggiori problemi di ischemia.

Fattori che influenzano il controllo della frequenza cardiaca

  • Essere di sesso femminile o più giovani.
  • Presenza di altre malattie come ipertensione, diabete, colesterolo alto, obesità, o malattie respiratorie come l'asma e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).
  • Stile di vita sedentario o consumo eccessivo di alcol.
  • Non assumere farmaci che riducono la frequenza cardiaca.

Importanza della terapia con beta-bloccanti

I beta-bloccanti sono farmaci che aiutano a ridurre la frequenza cardiaca e hanno dimostrato di diminuire il rischio di morte e di eventi cardiaci in pazienti con problemi al cuore. Ad esempio, una riduzione di 10 battiti al minuto può ridurre significativamente il rischio di morte improvvisa e di nuovi infarti.

Tuttavia, alcuni pazienti, come quelli con BPCO o con pressione bassa, possono ricevere meno spesso questi farmaci, anche se la pressione bassa non sembra essere un vero ostacolo al loro uso.

In conclusione

La frequenza cardiaca elevata è comune in molte persone con cardiopatia ischemica e si associa a un rischio maggiore di problemi cardiaci e di sintomi più gravi. Anche se molti pazienti assumono farmaci per controllarla, spesso questo controllo non è sufficiente. Per questo motivo, è importante monitorare la frequenza cardiaca e utilizzare in modo adeguato i trattamenti disponibili, come i beta-bloccanti, per migliorare la salute del cuore.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Claudio Ferri

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