Che cosa è stato studiato
Uno studio condotto in Belgio tra il 2009 e il 2013 ha esaminato l'effetto dell'inquinamento atmosferico sul cuore. In particolare, si è valutato il legame tra due tipi di inquinanti:
- PM10: particelle molto piccole sospese nell'aria;
- NO2: biossido di azoto, un gas prodotto soprattutto dai veicoli.
Durante questo periodo ci sono state oltre 11.000 ospedalizzazioni per un tipo di infarto chiamato STEMI.
I risultati principali
- Un aumento di 10 microgrammi per metro cubo di PM10 nell'aria è stato associato a un aumento del 2,8% di casi di infarto STEMI.
- Un aumento simile di NO2 ha mostrato un aumento del 5,1% del rischio di problemi cardiaci negli uomini.
- Questi aumenti sono stati osservati anche se i livelli di inquinamento erano entro i limiti considerati sicuri dalle normative europee.
Chi è più a rischio
Lo studio ha anche evidenziato differenze legate all'età:
- Le persone con più di 75 anni sono più sensibili alle particelle PM10.
- Le persone più giovani di 54 anni sembrano più esposte al rischio legato al NO2, probabilmente perché trascorrono più tempo vicino al traffico stradale.
Perché è importante
Il biossido di azoto (NO2) è principalmente prodotto dai veicoli. Questo spiega perché il rischio è maggiore nelle persone più giovani, che sono più attive e spesso si trovano in ambienti con traffico intenso.
Questi risultati suggeriscono che anche livelli di inquinamento considerati sicuri possono comunque aumentare il rischio di gravi problemi cardiaci. Questo apre nuove domande importanti per la salute pubblica e la prevenzione.
In conclusione
Lo studio dimostra che l'inquinamento dell'aria, in particolare il biossido di azoto prodotto dal traffico, è collegato a un aumento del rischio di infarto, anche quando i livelli sono entro i limiti europei. Persone di diverse età possono essere colpite in modo diverso. Questi dati sottolineano l'importanza di continuare a monitorare e migliorare la qualità dell'aria per proteggere la salute del cuore.