Che cosa è stato studiato
Lo studio BARI 2D ha confrontato due procedure per migliorare il flusso di sangue al cuore in pazienti con problemi renali cronici:
- PCI: un intervento meno invasivo che utilizza uno stent a rilascio di everolimus (un piccolo tubicino che mantiene aperta l'arteria).
- BPAC: un intervento chirurgico chiamato bypass aortocoronarico, che crea un nuovo percorso per il sangue intorno alle arterie bloccate.
L'obiettivo principale era valutare la mortalità totale, mentre altri obiettivi includevano infarto, ictus e necessità di ripetere la procedura.
Risultati a breve termine
- La PCI è stata associata a un rischio più basso di morte subito dopo l'intervento.
- Il rischio di ictus e di dover rifare la procedura era anch'esso più basso con la PCI rispetto al bypass.
Risultati a lungo termine
- Il rischio di morte era simile tra le due procedure.
- La PCI mostrava un rischio più alto di infarto rispetto al bypass.
- Il rischio di ictus rimaneva più basso con la PCI.
- La necessità di ripetere la procedura era più alta con la PCI.
Nei pazienti che avevano una rivascolarizzazione completa con la PCI, il rischio di infarto non era significativamente diverso.
Risultati nei pazienti in dialisi
Per i pazienti con insufficienza renale grave che necessitano di dialisi, la PCI era collegata a un aumento del rischio di morte e a una maggiore necessità di ripetere la procedura rispetto al bypass.
In conclusione
In persone con insufficienza renale cronica:
- Il bypass chirurgico comporta un rischio più alto di morte, ictus e ripetizione della procedura nel breve periodo.
- La PCI con stent a rilascio di everolimus è associata a un rischio maggiore di dover rifare la procedura e probabilmente di infarto nel lungo periodo, senza differenze nella mortalità a lungo termine.
- Nei pazienti in dialisi, il bypass sembra offrire risultati migliori rispetto alla PCI.