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Articolo per pazienti Pubblicato: 23/11/2015 Lettura: ~2 min

Utilità dell’ipotermia terapeutica dopo arresto cardiaco con ritmi non defibrillabili

Fonte
Circulation online before print November 16, 2015, doi: 10.1161/CIRCULATIONAHA.115.016317.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Rossella Vastarella Aggiornato il 04/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

L’ipotermia terapeutica è un trattamento che può aiutare a proteggere il cervello dopo un arresto cardiaco. Questo testo spiega come questo trattamento possa essere utile anche in pazienti con particolari tipi di ritmo cardiaco iniziale, chiamati non defibrillabili, e come possa migliorare la sopravvivenza e la salute neurologica.

Che cos’è l’ipotermia terapeutica

L’ipotermia terapeutica è una procedura medica che consiste nel raffreddare il corpo per ridurre i danni al cervello dopo un arresto cardiaco. Questo aiuta a limitare il danno causato dal ritorno del flusso di sangue (riperfusione) dopo che il cuore riprende a battere.

Ritmi cardiaci non defibrillabili

Non tutti i tipi di arresto cardiaco possono essere trattati con la defibrillazione, cioè la scarica elettrica per far ripartire il cuore. I ritmi non defibrillabili sono quelli in cui questa scarica non è efficace, come l’attività elettrica senza polso o l’arresto cardiaco asistolico.

Lo studio e i suoi risultati

Un gruppo di ricercatori ha analizzato 519 pazienti che avevano subito un arresto cardiaco con ritmi non defibrillabili. Questi pazienti sono stati seguiti dal 2000 al 2013 in un registro specifico.

Per confrontare chi aveva ricevuto l’ipotermia terapeutica e chi no, è stato usato un metodo chiamato propensity score, che aiuta a confrontare gruppi simili per età, sesso, luogo e durata dell’arresto, e se l’arresto era stato visto da qualcuno.

Tra i pazienti confrontati, l’età media era di 63 anni, il 51% erano uomini e il 60% aveva un ritmo di attività elettrica senza polso.

I risultati principali

  • La sopravvivenza alla dimissione dall’ospedale era più alta nei pazienti trattati con ipotermia (28,9%) rispetto a quelli non trattati (17,6%).
  • Dopo aver considerato altri fattori, chi aveva ricevuto ipotermia aveva quasi 3 volte più probabilità di sopravvivere.
  • Inoltre, questi pazienti avevano anche risultati neurologici migliori, cioè meno danni al cervello.

In conclusione

Questo studio mostra che l’ipotermia terapeutica può aiutare a migliorare la sopravvivenza e la salute del cervello anche in pazienti con arresto cardiaco e ritmi non defibrillabili. Questi risultati supportano l’uso di questo trattamento in questi casi, offrendo una speranza in più per chi affronta questa grave situazione.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Rossella Vastarella

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