Che cosa significa il sanguinamento nelle sindromi coronariche acute
Nei pazienti con sindromi coronariche acute, cioè problemi improvvisi al cuore causati da un ridotto flusso di sangue, si usano trattamenti come l'intervento coronarico percutaneo e farmaci che prevengono la formazione di coaguli (antitrombotici). Questi trattamenti aiutano a ridurre gli eventi ischemici (quando il cuore riceve meno sangue) e migliorano la prognosi, cioè le possibilità di guarigione.
Tuttavia, questi benefici possono causare un aumento del rischio di sanguinamento. Il sanguinamento può verificarsi durante il ricovero o anche dopo la dimissione dall'ospedale ed è associato a un aumento del rischio di morte. Infatti, studi hanno dimostrato che il sanguinamento può essere pericoloso quanto un nuovo infarto del miocardio.
Perché è importante valutare il sanguinamento
Per questo motivo, è fondamentale considerare il rischio di sanguinamento quando si conducono studi clinici su pazienti con problemi cardiaci. È stata proposta una scala chiamata BARC (Bleeding Academic Research Consortium) per standardizzare la valutazione del sanguinamento e usarla come parametro nei trial clinici.
La scala BARC classifica il sanguinamento in diversi livelli, aiutando a capire quanto sia grave e quale impatto possa avere sulla salute del paziente.
Lo studio TRACER: cosa è stato fatto
Lo studio ha analizzato 12.944 pazienti con sindromi coronariche acute senza un particolare segno chiamato sopraslivellamento del tratto ST, che indica un tipo specifico di infarto. Alcuni pazienti hanno ricevuto un trattamento invasivo precoce, altri no.
Il sanguinamento è stato valutato usando la scala BARC e confrontato con altre due scale conosciute: TIMI e GUSTO.
I risultati principali
- Il sanguinamento non legato a interventi chirurgici al cuore (CABG) è stato osservato nel 15,4% dei pazienti secondo la scala BARC, mentre le altre scale hanno rilevato percentuali più basse (3,7% TIMI e 4,0% GUSTO).
- Il sanguinamento legato a interventi chirurgici (BARC 4) si è verificato nell'1,2% dei pazienti.
- I pazienti che hanno avuto sanguinamenti di grado BARC 2, 3 o 4 hanno mostrato un aumento significativo del rischio di morte rispetto a quelli senza sanguinamento o con sanguinamento lieve (BARC 0 o 1).
- Il rischio di morte era più alto nei primi 30 giorni dopo il sanguinamento, ma è rimasto significativo fino a un anno di distanza.
- Il rischio di mortalità aumentava gradualmente con l'aumentare della gravità del sanguinamento secondo la scala BARC.
- Il sanguinamento legato a interventi chirurgici (BARC 4) era associato a un aumento della mortalità solo nei primi 30 giorni.
- La scala BARC ha mostrato una migliore capacità di prevedere la mortalità a un anno rispetto alle scale TIMI e GUSTO.
In conclusione
La scala BARC è uno strumento utile per valutare il rischio di sanguinamento nei pazienti con sindromi coronariche acute senza sopraslivellamento del tratto ST. Il sanguinamento, misurato con questa scala, è collegato a un aumento del rischio di morte fino a un anno dopo l'evento cardiaco. Questi risultati supportano l'uso della scala BARC negli studi clinici per migliorare la valutazione e la gestione del rischio di sanguinamento in questi pazienti.