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Articolo per pazienti Pubblicato: 01/06/2016 Lettura: ~3 min

Trattamento della fibrillazione atriale persistente: approccio ibrido toracoscopico-elettrofisiologico

Fonte
Francesca Pizzamiglio, Gaetano Fassini, Elisa Merati, Massimo Moltrasio, Antonio Dello Russo, Claudio Tondo, Gianluca Polvani, Centro Cardiologico Monzino, IRRCS, Milano

Aggiornato il 04/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1163 Sezione: 2

Introduzione

La fibrillazione atriale è un'aritmia cardiaca molto comune che può diventare difficile da trattare quando persiste nel tempo. Esistono diverse tecniche per cercare di correggerla, e una di queste combina un intervento chirurgico mini-invasivo con una procedura elettrofisiologica, per migliorare i risultati e la sicurezza del trattamento.

Che cos'è la fibrillazione atriale e come si tratta

La fibrillazione atriale è un disturbo del ritmo cardiaco molto frequente, che tende a diventare sempre più comune con l'aumentare dell'età. Nei primi stadi, può essere trattata efficacemente con una procedura chiamata ablazione transcatetere, che mira a isolare elettricamente alcune zone del cuore per ripristinare un ritmo normale.

Le difficoltà nel trattamento della fibrillazione atriale persistente

Quando la fibrillazione atriale diventa persistente o non risponde ai trattamenti iniziali, trovare la terapia migliore è più complicato. Le opzioni principali sono:

  • l'ablazione transcatetere con isolamento delle vene polmonari e altre linee di ablazione;
  • l'ablazione chirurgica, che prevede un intervento più invasivo per isolare le vene polmonari e la parete posteriore dell'atrio sinistro.

Tuttavia, l'ablazione transcatetere da sola ha un successo limitato nel lungo termine (tra il 20% e il 55%) in questi pazienti, mentre la chirurgia può essere meno tollerata.

L'approccio ibrido toracoscopico-elettrofisiologico

Per migliorare i risultati, è stata sviluppata una tecnica ibrida che combina un intervento chirurgico mini-invasivo con la toracoscopia (una procedura che utilizza una telecamera e strumenti inseriti nel torace attraverso piccole incisioni) e l'ablazione transcatetere.

Durante l'intervento chirurgico, si utilizza un sistema speciale (Cobra Adhere XL) che consente di creare linee di ablazione continue e profonde per isolare le vene polmonari e la parete posteriore dell'atrio sinistro, formando una "box lesion" che blocca l'attività elettrica anomala.

Dopo l'ablazione chirurgica, si esegue un controllo elettrofisiologico con un catetere inserito attraverso i vasi sanguigni per verificare che l'isolamento sia completo. Se necessario, si aggiungono ulteriori ablazioni transcatetere per correggere eventuali "gap" (zone non completamente isolate) o altre aritmie.

Come si svolge la procedura ibrida

  • Prima dell'intervento, si eseguono esami per valutare il cuore e la funzione respiratoria, e per escludere la presenza di trombi (coaguli) nell'atrio sinistro.
  • Si effettua un mappaggio elettrofisiologico tridimensionale per identificare le aree da trattare.
  • Si esegue l'ablazione toracoscopica con il sistema Cobra.
  • Si ripete il mappaggio per confermare l'isolamento delle vene polmonari.
  • Se necessario, si completano le ablazioni con radiofrequenza "point-by-point" per trattare eventuali aree residue o altre aritmie.
  • Il monitoraggio dopo la procedura avviene con dispositivi che registrano il ritmo cardiaco per diverse settimane, per verificare l'efficacia del trattamento.

Chi può beneficiare di questa procedura

Questa tecnica è indicata per pazienti fino a 80 anni con fibrillazione atriale persistente che non risponde ai farmaci, senza trombi nel cuore e senza gravi problemi cardiaci recenti o altre controindicazioni specifiche (come una fibrillazione atriale molto lunga o grave dilatazione dell'atrio sinistro).

Risultati e sicurezza

Nel centro dove è stata sviluppata questa procedura, sono stati trattati circa 50 pazienti con un'età media di 59 anni, per la maggior parte uomini. Il successo nel raggiungere un isolamento completo delle vene polmonari è stato del 90%.

Il tasso di complicanze gravi è stato molto basso (<1%), con pochi casi di problemi come ictus, sanguinamento o necessità di pacemaker. Le complicanze minori, come piccoli accumuli di aria o liquido nel torace, sono state generalmente lievi e trattate senza interventi invasivi.

La percentuale di pazienti che hanno mantenuto un ritmo cardiaco normale (ritmo sinusale) è stata del 75% a 3 mesi, 80% a 6 mesi e 65% a 12 mesi dopo la procedura.

In conclusione

L'approccio ibrido toracoscopico-elettrofisiologico rappresenta una strategia sicura ed efficace per trattare un gruppo di pazienti con fibrillazione atriale persistente difficile da curare con le tecniche tradizionali. Questa combinazione di intervento mini-invasivo e mappaggio dettagliato permette di migliorare i risultati nel mantenimento di un ritmo cardiaco regolare.

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