Che cos'è la fibrillazione atriale non valvolare (FANV)?
La fibrillazione atriale non valvolare è un disturbo del ritmo cardiaco molto diffuso. Colpisce tra l'1 e il 2% della popolazione generale. Il rischio di svilupparla aumenta con l'età: è meno dell'1% nelle persone sotto i 60 anni e può arrivare fino al 20% negli ultraottantacinquenni.
Perché è importante la gestione della fibrillazione atriale?
Questa aritmia può causare la formazione di coaguli nel cuore, che possono poi muoversi e causare un ictus o altri eventi tromboembolici. Per questo motivo, è fondamentale valutare il rischio di coaguli e anche il rischio di sanguinamenti, per scegliere la terapia più adatta a ogni paziente.
Lo studio GLORIA AF: cosa è e cosa ha fatto
Il GLORIA AF è un grande studio osservazionale che ha raccolto informazioni sulla gestione della fibrillazione atriale in tutto il mondo. Si è svolto in tre fasi:
- Fase 1: prima dell'arrivo dei nuovi anticoagulanti orali, conclusa nel 2013.
- Fase 2: dopo l'introduzione del dabigatran, un nuovo anticoagulante, con monitoraggio di circa due anni.
- Fase 3: segue pazienti trattati con qualsiasi tipo di anticoagulante, sia i nuovi che quelli tradizionali.
Risultati della fase 1
Tra maggio 2011 e gennaio 2013, sono stati arruolati 1100 pazienti con fibrillazione atriale recente da 59 centri in diverse aree geografiche:
- Cina (67,1%)
- Europa (27,4%)
- Medio Oriente (5,6%)
Di questi, 1063 pazienti sono stati analizzati. La maggior parte aveva un rischio elevato di eventi tromboembolici (78,7% con punteggio CHA2DS2-VASc ≥2).
Tipi di fibrillazione atriale nei pazienti
- 62,6% fibrillazione atriale parossistica (episodi che si risolvono da soli)
- 33,8% fibrillazione atriale persistente (episodi più lunghi o che richiedono trattamento)
- 3,7% fibrillazione atriale permanente (aritmia continua)
Uso della terapia anticoagulante
Nonostante il rischio elevato, meno pazienti di quanto atteso erano in trattamento con anticoagulanti tradizionali (farmaci chiamati antagonisti della vitamina K, VKA):
- In Europa, il 64,1% dei pazienti usava VKA
- Nel Medio Oriente, il 45% dei pazienti
- In Cina, solo il 20,3% dei pazienti
In Cina, invece, molti pazienti assumevano farmaci antiaggreganti come l'acido acetilsalicilico (aspirina).
Perché in Cina si usano meno gli anticoagulanti tradizionali?
- La popolazione asiatica ha un rischio più alto di sanguinamenti cerebrali con questi farmaci rispetto a quella caucasica.
- È difficile accedere ai laboratori per controllare il livello di efficacia del farmaco (controllo dell'INR), necessario per un uso sicuro dei VKA.
Influenza del tipo di fibrillazione atriale sulla terapia
I pazienti con fibrillazione atriale permanente erano più frequentemente trattati con anticoagulanti rispetto a quelli con forme parossistiche o persistenti. Questo indica che spesso la scelta della terapia si basa più sul tipo di aritmia che sul rischio reale di coaguli.
Fattori che influenzano l'uso degli anticoagulanti
Lo studio ha mostrato che i principali fattori che portano all'uso di VKA sono:
- La presenza di ablazione della fibrillazione atriale (una procedura per correggere l'aritmia)
- La regione geografica di appartenenza
- L'uso contemporaneo di altri farmaci che possono aumentare il rischio di sanguinamenti
In conclusione
La prima fase dello studio GLORIA AF mostra che, nel periodo precedente ai nuovi anticoagulanti orali, la gestione della fibrillazione atriale non era ancora uniforme nel mondo. Spesso la terapia era decisa in base al tipo di aritmia più che al reale rischio di eventi tromboembolici. I risultati delle fasi successive ci aiuteranno a capire se l'introduzione dei nuovi farmaci ha migliorato questa situazione.