Che cosa è successo nel trattamento della fibrillazione atriale in Danimarca
Il registro danese raccoglie informazioni su molti pazienti con fibrillazione atriale, permettendo di osservare come cambiano le cure nel tempo. Due studi pubblicati nel 2017 hanno analizzato questi dati per capire meglio l'uso degli anticoagulanti.
Aumento dell'uso degli anticoagulanti orali non vitaminici (NAO)
- Prima del 2010, circa il 40-50% dei pazienti con fibrillazione atriale veniva trattato con anticoagulanti, una percentuale simile a quella osservata in Italia.
- Dal 2011 in poi, questa percentuale è salita al 66,5%, indicando che più pazienti ricevono questo tipo di trattamento.
- Questo aumento è probabilmente dovuto all'arrivo dei nuovi anticoagulanti orali (NAO), che sono più facili da gestire rispetto ai farmaci tradizionali (AVK), poiché non richiedono controlli di laboratorio frequenti.
- Il maggiore incremento si è osservato soprattutto nelle donne e nei pazienti sopra i 75 anni.
Quali farmaci vengono usati e con quali risultati
- Tra i pazienti trattati con NAO, il 29% usa dabigatran, il 16% apixaban e il 13% rivaroxaban.
- Gli studi mostrano che il rischio di eventi embolici (come ictus causati da coaguli) è simile tra chi usa i NAO e chi usa i farmaci tradizionali (AVK).
- Importante, però, è che le emorragie cerebrali (sanguinamenti nel cervello) sono meno frequenti con i NAO.
- In particolare, con dabigatran e apixaban la riduzione del rischio di emorragie cerebrali è significativa.
In conclusione
Negli ultimi anni in Danimarca più pazienti con fibrillazione atriale hanno iniziato a usare anticoagulanti, soprattutto i nuovi farmaci NAO. Questi farmaci offrono una protezione simile contro eventi embolici rispetto ai farmaci tradizionali, ma con un rischio più basso di sanguinamenti cerebrali. Questo ha portato a un cambiamento positivo nella gestione della fibrillazione atriale, specialmente tra le persone più anziane e le donne.