Che cosa è stato studiato
Lo studio ha analizzato 505 pazienti con fibrillazione atriale di età pari o superiore a 85 anni, osservando il tipo di trattamento usato per prevenire problemi legati al sangue e i risultati clinici dopo un anno.
Quali terapie sono state usate
- Circa il 78% dei pazienti anziani riceveva una terapia anticoagulante, principalmente farmaci chiamati antagonisti della vitamina K.
- Rispetto ai pazienti più giovani, gli anziani oltre 85 anni erano meno spesso trattati con anticoagulanti e più spesso con farmaci antiaggreganti, che agiscono in modo diverso per prevenire i coaguli.
Risultati principali
- La terapia anticoagulante ha ridotto del 2% il rischio di eventi tromboembolici (come ictus causati da coaguli) dopo un anno.
- Questa riduzione del rischio non è stata accompagnata da un aumento significativo di sanguinamenti gravi.
- Il beneficio netto della terapia anticoagulante, cioè il vantaggio complessivo considerando sia la prevenzione dei coaguli sia il rischio di sanguinamento, è risultato maggiore con l’aumentare dell’età.
Conclusioni degli autori
Nei pazienti molto anziani, il rischio di problemi causati da coaguli è più alto rispetto al rischio di sanguinamenti. Per questo motivo, il trattamento anticoagulante offre un beneficio netto particolarmente importante in questa fascia di età.
Inoltre, per i pazienti più fragili, i nuovi anticoagulanti orali diretti potrebbero essere una scelta migliore grazie a un profilo di sicurezza più favorevole rispetto ai farmaci tradizionali.
In conclusione
Nei pazienti con fibrillazione atriale oltre gli 85 anni, la terapia anticoagulante riduce il rischio di eventi legati ai coaguli senza aumentare significativamente il rischio di sanguinamenti gravi. Questo porta a un beneficio complessivo netto che cresce con l’età. I nuovi farmaci anticoagulanti potrebbero rappresentare un’opzione più sicura per questa popolazione più fragile.