Che cos'è il forame ovale pervio (PFO)?
Il forame ovale pervio è un piccolo foro tra due parti del cuore che normalmente si chiude dopo la nascita, ma in alcune persone rimane aperto. Questo può permettere a piccoli coaguli di passare dal cuore al cervello, causando un ictus.
Lo studio e i suoi obiettivi
Lo studio ha coinvolto 664 pazienti con un'età media di 45 anni, tutti con un PFO e che avevano già avuto un ictus senza una causa chiara (ictus criptogenico). I pazienti sono stati divisi in due gruppi:
- Un gruppo ha ricevuto la chiusura del PFO insieme alla terapia antiaggregante (farmaci che aiutano a prevenire la formazione di coaguli).
- L'altro gruppo ha ricevuto solo la terapia antiaggregante.
Lo scopo era confrontare la frequenza di nuovi ictus e di altri eventi ischemici cerebrali nei due gruppi entro 24 mesi.
Risultati principali
- Durante un periodo medio di circa 3 anni, l'ictus ischemico si è verificato in 1,4% dei pazienti con chiusura del PFO e in 5,4% di quelli con solo terapia antiaggregante.
- Il rischio di nuovi infarti cerebrali è stato più basso nel gruppo con chiusura del PFO (5,7%) rispetto al gruppo con solo terapia (11,3%).
- Non ci sono state differenze significative tra i due gruppi per quanto riguarda gli infarti cerebrali "silenti", cioè quelli non accompagnati da sintomi evidenti.
Eventi avversi e sicurezza
- Eventi avversi gravi si sono verificati in circa il 23% dei pazienti con chiusura del PFO e nel 28% di quelli con solo terapia, senza differenze significative.
- Nel gruppo con chiusura del PFO, il 6,6% ha sviluppato fibrillazione atriale, un tipo di aritmia cardiaca, che è una complicanza possibile di questo intervento.
- Alcuni pazienti hanno avuto complicazioni legate al dispositivo usato per chiudere il PFO.
In conclusione
Per le persone con un PFO che hanno avuto un ictus di origine sconosciuta, la chiusura del foro combinata con la terapia antiaggregante può ridurre il rischio di un nuovo ictus rispetto alla sola terapia antiaggregante. Tuttavia, questo intervento può comportare un aumento delle complicanze, come la fibrillazione atriale e problemi legati al dispositivo impiantato.