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Articolo per pazienti Pubblicato: 30/01/2018 Lettura: ~2 min

Stenting minimamente invasivo delle arterie renali: efficacia e sicurezza in pazienti con funzione renale ridotta

Fonte
Kongoji K et al. Int J Cardiol. 2018 1;252:52-56. doi: 10.1016/j.ijcard.2017.11.050.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Giulia Rivasi Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Lo stenting delle arterie renali è una procedura che aiuta a migliorare il flusso di sangue ai reni. Recentemente, è stata sviluppata una tecnica meno invasiva che riduce i rischi e protegge meglio la funzione dei reni, anche in persone con problemi renali. Qui spieghiamo come funziona e quali sono i risultati di questa nuova metodica.

Che cos'è lo stenting delle arterie renali?

Lo stenting consiste nell'inserimento di un piccolo tubicino chiamato stent all'interno delle arterie renali, cioè i vasi sanguigni che portano il sangue ai reni. Questo aiuta a mantenere aperte le arterie quando sono ristrette o bloccate.

La nuova tecnica minimamente invasiva

Questa procedura viene eseguita con un metodo chiamato minimamente invasivo, che significa che si usa un piccolo catetere inserito attraverso un'arteria del polso (approccio radiale). Si usa un catetere molto sottile (4F) e una quantità molto ridotta di mezzo di contrasto (≤ 10 ml), una sostanza che aiuta a vedere le arterie durante l'esame.

Per ridurre i rischi, vengono utilizzati:

  • ultrasuoni intravascolari (IVUS), che permettono di vedere dentro le arterie senza usare molto contrasto iodato;
  • mezzo di contrasto a base di monossido di carbonio, meno dannoso per i reni;
  • dispositivi di protezione a valle, che evitano che piccoli frammenti o detriti possano causare problemi bloccando i vasi più piccoli.

Chi ha partecipato allo studio

Lo studio ha coinvolto 22 pazienti con una ridotta funzione renale (filtrato stimato ≤ 45 ml/min/1.73 m2), che hanno subito la procedura tra dicembre 2010 e giugno 2015.

Risultati principali

  • La funzione renale, misurata con la creatinina nel sangue e il filtrato stimato, è migliorata o è rimasta stabile dopo la procedura.
  • Non sono state osservate complicanze come danni ai vasi, perforazioni o embolizzazioni (blocchi causati da detriti).
  • La procedura è stata completata con successo in tutti i pazienti (100%).
  • La restenosi, cioè il restringimento di nuovo delle arterie, è stata molto bassa (3,1% a 6 mesi).
  • Nessun paziente è deceduto durante il primo anno dopo l'intervento.

In conclusione

Questa tecnica minimamente invasiva per lo stenting delle arterie renali è sicura ed efficace anche in pazienti con funzione renale ridotta. Riduce i rischi legati alla procedura tradizionale e aiuta a proteggere la salute dei reni.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Giulia Rivasi

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