Che cosa è stato studiato
I ricercatori del Brigham and Women's Hospital e della Harvard Medical School hanno analizzato un gruppo di adulti giovani (sotto i 50 anni) che hanno avuto un infarto al cuore per la prima volta. Lo scopo era capire se, prima dell’infarto, questi pazienti avessero un rischio tale da giustificare l’uso di statine secondo le linee guida più recenti.
Come è stato fatto lo studio
È stato utilizzato il registro YOUNG-MI, che raccoglie dati da due grandi ospedali accademici. Sono stati considerati 1685 pazienti con infarto di tipo 1 (quello causato da un problema nelle arterie del cuore). Sono stati esclusi i 210 pazienti che già assumevano statine prima dell’infarto.
Tra i 1475 pazienti rimasti, l’età media era di 45 anni, con il 20% di donne. La maggior parte aveva almeno un fattore di rischio per malattie cardiache, come pressione alta, fumo o diabete.
Risultati principali
- Il rischio medio di avere una malattia cardiaca nei 10 anni successivi era del 4,8%, un valore considerato basso o moderato.
- Solo il 49% dei pazienti avrebbe avuto indicazione a prendere statine secondo le linee guida dell’American College of Cardiology e dell’American Heart Association (ACC/AHA) del 2013.
- Secondo le raccomandazioni della Task Force dei servizi preventivi degli Stati Uniti, solo il 29% avrebbe avuto indicazione alle statine.
- La differenza era più evidente nelle donne: il 63% di loro non avrebbe avuto indicazione alle statine, rispetto al 46% degli uomini.
Cosa significa questo
Nonostante i progressi nella prevenzione, molti giovani che hanno un infarto non vengono identificati come a rischio alto abbastanza da ricevere una terapia preventiva con statine secondo le linee guida attuali. Questo suggerisce che potrebbero esserci limiti negli strumenti usati per valutare il rischio in questa fascia di età.
In conclusione
La maggior parte degli adulti giovani che hanno avuto un infarto non avrebbe avuto indicazione a prendere statine prima dell’evento, basandosi sulle linee guida attuali. Questo evidenzia la necessità di migliorare i metodi per identificare chi è a rischio e potrebbe beneficiare di una prevenzione più efficace.