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Articolo per pazienti Pubblicato: 23/05/2018 Lettura: ~1 min

Incidenza di trombosi intracardiaca e terapia anticoagulante nella fibrillazione atriale

Fonte
Schaeffer B, et al. J Cardiovasc Electrophysiol 2018: 1-11. Doi: 10.1111/jce.13447.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Giuseppe Patti Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1129 Sezione: 34

Introduzione

Questo testo spiega quanto spesso si forma un coagulo di sangue all'interno del cuore in persone con fibrillazione atriale e come questo sia legato al tipo di trattamento anticoagulante usato. L'obiettivo è aiutare a capire meglio i rischi e l'importanza delle cure per prevenire complicazioni.

Che cos'è la trombosi intracardiaca nella fibrillazione atriale

La trombosi intracardiaca è la formazione di un coagulo di sangue all'interno del cuore, che può causare problemi seri come l'ostruzione del flusso sanguigno o l'embolia, cioè il trasporto del coagulo verso altri organi.

Lo studio e i suoi risultati principali

Uno studio ha analizzato 1.286 ecocardiogrammi eseguiti con una sonda inserita nell'esofago per vedere meglio il cuore di persone con fibrillazione atriale. L'obiettivo era capire quanto spesso si formano coaguli e come la terapia anticoagulante influisce su questo rischio.

  • Il 4,7% dei pazienti aveva un coagulo nel cuore.
  • Tra chi non prendeva anticoagulanti, la presenza di coaguli era più alta (9,6%) rispetto a chi era in terapia (4,1%).
  • I pazienti trattati con anticoagulanti più recenti, chiamati NAO (anticoagulanti non antagonisti della vitamina K), avevano meno coaguli (2,5%) rispetto a chi usava i farmaci più vecchi, gli antagonisti della vitamina K (VKA) (5,3%).
  • Non c'erano differenze tra i vari tipi di NAO.

Chi aveva coaguli e che terapie seguiva

Tra i pazienti con coaguli:

  • 21% usava NAO.
  • 35% usava VKA.
  • 22% era in terapia temporanea con eparina a basso peso molecolare (un altro tipo di anticoagulante).
  • 22% non riceveva alcun trattamento anticoagulante.

Fattori che aumentano il rischio di coaguli

  • Storia precedente di embolismo (coaguli che si sono spostati in altre parti del corpo).
  • Pressione alta.
  • Indice di massa corporea (BMI) elevato, cioè sovrappeso o obesità.
  • Assenza di terapia anticoagulante.
  • Problemi al muscolo cardiaco con insufficienza del cuore.
  • Flusso sanguigno molto lento e presenza di particelle visibili all'ecocardiogramma nell'auricola sinistra (una parte del cuore).
  • Insufficienza renale (funzione dei reni ridotta).

In particolare, il flusso lento e le particelle visibili all'ecocardiogramma aumentavano molto il rischio di coaguli.

Coaguli anche con terapia efficace

Anche tra chi seguiva una terapia anticoagulante considerata corretta e continua, c'era una piccola percentuale (2,7%) con coaguli. Questo significa che, in alcuni casi, il rischio di coaguli può rimanere alto nonostante la cura.

Implicazioni per la cura

Per questo motivo, prima di procedere a una manovra chiamata cardioversione (un trattamento per riportare il cuore a un ritmo normale), è consigliabile eseguire un ecocardiogramma trans-esofageo per assicurarsi che non ci siano coaguli, anche in pazienti che assumono correttamente anticoagulanti ma che hanno un rischio elevato di trombosi.

In conclusione

La formazione di coaguli nel cuore è una complicanza importante nella fibrillazione atriale. La terapia anticoagulante riduce questo rischio, soprattutto se si usano i farmaci più recenti (NAO). Tuttavia, alcuni pazienti possono ancora sviluppare coaguli, soprattutto se hanno altri fattori di rischio. Per questo motivo, è importante valutare attentamente ogni caso prima di procedere a trattamenti specifici come la cardioversione.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Giuseppe Patti

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