Che cosa è stato studiato
Uno studio condotto in Danimarca ha esaminato 4541 pazienti con fibrillazione atriale che stavano assumendo anticoagulanti orali e che avevano subito un trauma, come una lesione alla testa, al torace, all'addome o una frattura al femore.
Gruppi di pazienti
- Il 22,7% dei pazienti non ha ripreso la terapia anticoagulante entro 90 giorni dalla dimissione ospedaliera.
- Il 60,6% ha continuato con il warfarin, un anticoagulante tradizionale.
- Il 16,7% ha continuato con i nuovi anticoagulanti orali (detti NAO).
- Il 9,5% ha cambiato da warfarin a NAO.
Risultati principali
- Riprendere la terapia anticoagulante è associato a una riduzione del rischio di morte per qualsiasi causa.
- La terapia riduce anche il rischio di ictus ischemico, cioè un blocco del flusso di sangue al cervello.
- Il rischio di sanguinamenti aumenta, soprattutto con il warfarin, ma anche con i nuovi anticoagulanti in misura minore.
- Il rischio di nuove lesioni traumatiche non aumenta riprendendo la terapia.
Osservazioni nel tempo
Dal 2009 in poi, è stato notato un aumento nel numero di pazienti che riprendono la terapia anticoagulante, soprattutto con i nuovi farmaci (NAO).
In conclusione
Nei pazienti con fibrillazione atriale che hanno subito un trauma, riprendere la terapia anticoagulante aiuta a ridurre il rischio di ictus e di morte. Tuttavia, aumenta anche il rischio di sanguinamenti. Il rischio di nuovi traumi non cambia. Questi dati aiutano a capire i benefici e i rischi della ripresa della terapia dopo un infortunio.