Che cosa è successo alla paziente
La paziente, una donna di 76 anni, è stata ricoverata in Chirurgia per un problema intestinale legato a un intervento precedente. Durante la degenza, è stata visitata dal cardiologo perché aveva una fibrillazione atriale parossistica, cioè un battito cardiaco irregolare e veloce (165 battiti al minuto).
L'ecocardiogramma, un esame che usa gli ultrasuoni per vedere il cuore, ha mostrato alcune alterazioni:
- buona funzione muscolare del cuore;
- ispessimento del ventricolo sinistro (parte del cuore);
- ingrossamento delle due atri (camere superiori del cuore) con presenza di tessuto fibroso;
- problemi alle valvole mitrale e tricuspidale, con un grado moderato di rigurgito (perdita di sangue all'indietro).
La situazione clinica e la terapia iniziale
La paziente aveva una lieve anemia e non aveva mai preso farmaci anticoagulanti orali prima. Al momento assumeva solo enoxaparina, un farmaco per prevenire la formazione di coaguli, somministrato per via sottocutanea (iniezione sotto la pelle) per evitare problemi di trombosi.
Il rischio di eventi tromboembolici (come ictus) è stato valutato con il punteggio CHA2DS2-VASc, risultando alto (6), mentre il rischio di sanguinamento è stato valutato con il punteggio HAS-BLED (4), che indica un rischio moderato-alto.
Decisioni terapeutiche e follow-up
In base alle linee guida internazionali (CHEST 2016), è stata aumentata la dose di enoxaparina per migliorare la protezione contro i coaguli. Dopo un mese, la paziente è stata rivalutata:
- Non aveva problemi gastrointestinali o sanguinamenti;
- Gli esami del sangue erano stabili;
- Non c'erano segni di ritorno del tumore;
- Era asintomatica, ma l'elettrocardiogramma mostrava ancora fibrillazione atriale con frequenza media di 130 battiti al minuto, ben tollerata.
Per questo motivo, è stato consigliato di aumentare la terapia con beta-bloccanti, farmaci che aiutano a controllare la frequenza cardiaca.
Scelta della terapia anticoagulante a lungo termine
Dato l'alto rischio di complicazioni legate alla fibrillazione atriale e l'assenza di recidiva tumorale a distanza di 5 anni, è stata valutata la possibilità di passare a una terapia anticoagulante orale, più comoda e spesso meglio tollerata nel lungo periodo rispetto alle iniezioni.
È stato scelto un farmaco chiamato Edoxaban, appartenente alla categoria dei nuovi anticoagulanti orali (NAO). Questo farmaco è preferito al warfarin perché è più facile da gestire e ha un minor rischio di causare sanguinamenti a livello dello stomaco o dell'intestino.
La scelta si basa anche su studi importanti, come il trial ENGAGE AF-TIMI 48, che ha incluso un gran numero di pazienti anziani e ha dimostrato l'efficacia e la sicurezza di Edoxaban, anche in persone con tumori.
In conclusione
Il caso mostra come, in una paziente anziana con fibrillazione atriale e altre condizioni mediche, sia importante valutare attentamente i rischi e i benefici della terapia anticoagulante. La scelta di passare a un anticoagulante orale moderno come Edoxaban può offrire una protezione efficace contro le complicazioni, con una migliore tollerabilità e facilità d'uso.