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Articolo per pazienti Pubblicato: 26/11/2018 Lettura: ~2 min

Beta-bloccanti e sonno: come questi farmaci possono influenzare il riposo e la continuità della terapia

Fonte
Gianfranco Parati, Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Milano Bicocca, Milano; Istituto Auxologico Italiano, IRCCS, Dipartimento di Scienze Cardiovascolari, Neurologiche e Metaboliche, Ospedale San Luca, Milano

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Gianfranco Parati Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1187 Sezione: 52

Introduzione

I beta-bloccanti sono farmaci importanti per il trattamento di diverse malattie cardiache e dell’ipertensione. Tuttavia, possono influenzare la qualità del sonno, un aspetto spesso trascurato che può rendere difficile seguire correttamente la terapia. È importante conoscere questi effetti per affrontarli nel modo migliore possibile.

Che cosa sono i beta-bloccanti e perché si usano

I beta-bloccanti sono farmaci utilizzati per curare l’ipertensione (pressione alta), problemi cardiaci come l’angina, lo scompenso cardiaco e alcune aritmie (battiti irregolari). Questi farmaci aiutano a migliorare la salute del cuore e a prevenire complicazioni gravi.

Effetti collaterali e impatto sul sonno

Nonostante i benefici, i beta-bloccanti possono causare effetti indesiderati che influenzano la vita quotidiana, come stanchezza e problemi di erezione. Un effetto meno noto ma importante è il disturbo del sonno. Già dagli anni Ottanta si è scoperto che alcuni beta-bloccanti possono ridurre la durata e la qualità del sonno, causando difficoltà ad addormentarsi, sogni vividi o allucinazioni.

Come i beta-bloccanti influenzano il sonno

  • Alcuni beta-bloccanti, specialmente quelli che si dissolvono facilmente nei grassi (lipofili), possono entrare nel cervello e alterare il sonno.
  • Altri, come l’atenololo, che non passano facilmente nel cervello, comunque possono disturbare il sonno, suggerendo un altro meccanismo.
  • La spiegazione più accettata riguarda la melatonina, un ormone che regola il ciclo sonno-veglia: i beta-bloccanti possono ridurne la produzione durante la notte, disturbando così il riposo.

Studi hanno dimostrato che assumere melatonina esterna può migliorare il sonno in chi prende beta-bloccanti.

Beta-bloccanti di nuova generazione e sonno

Negli ultimi anni sono stati sviluppati beta-bloccanti di terza generazione, come il nebivololo e il carvedilolo, che sembrano avere meno effetti negativi sul sonno. Studi su pazienti con ipertensione lieve hanno mostrato che:

  • Chi assume nebivololo ha una migliore qualità del sonno rispetto a chi prende metoprololo o atenololo.
  • La qualità del sonno migliora con nebivololo e peggiora con metoprololo o atenololo.
  • Il nebivololo non riduce i livelli di melatonina, a differenza di altri beta-bloccanti come il bisoprololo.

Questi dati suggeriscono che scegliere un beta-bloccante più recente può aiutare a mantenere un sonno migliore durante la terapia.

In conclusione

I beta-bloccanti sono farmaci utili ma possono influenzare negativamente il sonno, rendendo più difficile seguirne correttamente l’assunzione. La riduzione della melatonina è probabilmente la causa principale di questi disturbi. L’uso di melatonina esterna può aiutare a migliorare il sonno in chi assume questi farmaci. Inoltre, i beta-bloccanti di terza generazione, come il nebivololo, sembrano avere un impatto minore sul riposo e potrebbero rappresentare un’alternativa migliore per chi ha problemi di sonno. Sono comunque necessari ulteriori studi per comprendere meglio questi effetti e trovare le soluzioni più adatte.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Gianfranco Parati

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