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Articolo per pazienti Pubblicato: 15/04/2019 Lettura: ~2 min

Gestire i rischi residui dopo un infarto: l'importanza di trattare il colesterolo non HDL

Fonte
Suzuki K - Arterioscler Thromb Vasc Biol. 2019: doi: 10.1161/ATVBAHA.119.312336.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Dott. Giuseppe Marazzi Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Dopo un infarto, è importante continuare a prendersi cura della salute del cuore per evitare nuovi problemi. Anche se i trattamenti per abbassare il colesterolo LDL sono efficaci, resta un rischio residuo. Questo testo spiega perché è utile considerare anche un altro tipo di colesterolo, chiamato colesterolo non HDL, che include sia il colesterolo LDL sia i trigliceridi.

Che cosa significa rischio residuo dopo un infarto

Dopo un infarto miocardico, cioè un attacco al cuore, i medici usano spesso le statine per abbassare il colesterolo LDL, noto come "colesterolo cattivo". Questo aiuta a prevenire nuovi infarti. Tuttavia, anche quando il colesterolo LDL è ben controllato, alcune persone hanno ancora un rischio di avere un altro infarto. Questo rischio che rimane si chiama rischio residuo.

Il ruolo del colesterolo non HDL

Il colesterolo non HDL include il colesterolo LDL e altri tipi di grassi nel sangue, come i trigliceridi. I ricercatori hanno studiato se questo colesterolo non HDL può aiutare a capire meglio il rischio residuo di un nuovo infarto.

Lo studio giapponese e i suoi risultati

Uno studio condotto in Giappone ha analizzato 1843 pazienti con un precedente infarto, tutti trattati con statine. I ricercatori hanno seguito questi pazienti per circa 8 anni e mezzo, confrontando la frequenza di nuovi infarti in base ai livelli di:

  • colesterolo non HDL (suddiviso in basso, medio e alto);
  • colesterolo LDL (basso, medio e alto);
  • trigliceridi (bassi, medi e alti);
  • combinazioni di LDL e trigliceridi.

I risultati hanno mostrato che:

  • Livelli più alti di colesterolo non HDL erano legati a un rischio maggiore di avere un nuovo infarto.
  • Livelli di colesterolo LDL o di trigliceridi da soli non erano associati allo stesso rischio.
  • Nei pazienti con colesterolo LDL basso (<100 mg/dL), livelli più alti di trigliceridi aumentavano il rischio di nuovo infarto.
  • Nei pazienti con colesterolo LDL alto (>100 mg/dL), i trigliceridi non influenzavano il rischio.

Cosa significa tutto questo

Questi dati indicano che per ridurre il rischio di un nuovo infarto, non basta controllare solo il colesterolo LDL. È importante considerare anche il colesterolo non HDL, che tiene conto sia del colesterolo LDL sia dei trigliceridi. In particolare, nei pazienti con LDL già sotto controllo, i trigliceridi possono essere un fattore importante da monitorare.

In conclusione

Per prevenire un nuovo infarto, è utile guardare oltre il solo colesterolo LDL e considerare il colesterolo non HDL, che include anche i trigliceridi. Questo aiuta a identificare meglio chi ha un rischio residuo e a gestirlo in modo più completo.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Dott. Giuseppe Marazzi

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