Che cosa è stato studiato
Un gruppo di ricercatori danesi ha analizzato dati di oltre 5.000 pazienti con due condizioni: fibrillazione atriale non valvolare (un tipo di alterazione del ritmo del cuore) e diabete mellito di tipo 2 (una malattia che causa un aumento del glucosio nel sangue).
Lo studio ha valutato come i livelli di emoglobina glicata (HbA1c), un esame che indica il controllo medio dello zucchero nel sangue negli ultimi 2-3 mesi, fossero collegati al rischio di tromboembolia. La tromboembolia è una condizione in cui si formano coaguli di sangue che possono bloccare i vasi sanguigni, causando problemi seri come l’ictus.
Come sono stati organizzati i pazienti
I pazienti sono stati divisi in tre gruppi in base al valore di HbA1c:
- HbA1c ≤ 48 mmol/mol: buon controllo dello zucchero;
- HbA1c tra 49 e 58 mmol/mol: controllo moderato;
- HbA1c > 58 mmol/mol: controllo scarso.
Risultati principali
Rispetto al gruppo con HbA1c ≤ 48 mmol/mol, i pazienti con livelli più alti di HbA1c avevano un rischio maggiore di tromboembolia:
- Nel gruppo con HbA1c tra 49 e 58 mmol/mol, il rischio era circa il 49% più alto;
- Nel gruppo con HbA1c superiore a 58 mmol/mol, il rischio era circa il 59% più alto.
Questi risultati sono stati aggiustati per considerare altri fattori che potrebbero influenzare il rischio.
Effetto della durata del diabete
Quando i ricercatori hanno considerato da quanto tempo i pazienti avevano il diabete, hanno trovato che:
- Nei pazienti con diabete da meno di 10 anni, l’aumento dei livelli di HbA1c era associato a un rischio più alto di tromboembolia;
- Nei pazienti con diabete da 10 anni o più, non c’è stata una relazione chiara tra livelli di HbA1c e rischio di tromboembolia.
In conclusione
In persone con fibrillazione atriale e diabete di tipo 2, un controllo meno efficace dello zucchero nel sangue (valori più alti di HbA1c) è collegato a un aumento del rischio di coaguli pericolosi, soprattutto se il diabete è presente da meno di 10 anni. Questo aiuta a capire meglio quali pazienti potrebbero avere un rischio maggiore e sottolinea l’importanza del monitoraggio glicemico.