Che cosa ha studiato la ricerca
Un gruppo di ricercatori svedesi ha analizzato due gruppi di pazienti con ICD che sono morti in ospedale. Il primo gruppo comprendeva 89 pazienti deceduti tra il 2003 e il 2010, prima delle nuove linee guida. Il secondo gruppo comprendeva 252 pazienti deceduti nel 2014, dopo la pubblicazione delle linee guida.
Dove muoiono i pazienti con ICD
È emerso che due terzi dei pazienti sono morti in reparti diversi dalla cardiologia. Questo significa che spesso la loro assistenza finale avviene in ambienti diversi da quelli specializzati in malattie del cuore.
Prescrizione di non rianimazione e disattivazione degli shock
- Nel primo gruppo, il 54% dei pazienti aveva una prescrizione di non rianimazione (NR), cioè un ordine medico per non eseguire manovre di rianimazione in caso di arresto cardiaco.
- Nel secondo gruppo, questa prescrizione era aumentata al 73%.
- La disattivazione degli shock del defibrillatore è passata dal 52% nel primo gruppo al 67% nel secondo.
Differenze tra reparti
La differenza significativa nella disattivazione degli shock è stata osservata soprattutto nei pazienti ricoverati in cardiologia che avevano la prescrizione di non rianimazione. Inoltre, nel secondo gruppo, la disattivazione era più frequente nei pazienti con prescrizione NR in cardiologia rispetto a quelli con prescrizione NR in reparti non cardiologici.
Perché è importante
Disattivare gli shock del defibrillatore in pazienti terminali può evitare che ricevano stimoli dolorosi o inutili negli ultimi momenti di vita. Lo studio mostra che dopo le linee guida del 2010, questa pratica è aumentata, ma rimane diversa a seconda del reparto in cui il paziente si trova.
In conclusione
Molti pazienti con ICD muoiono fuori dai reparti di cardiologia. Dopo la pubblicazione delle linee guida, è aumentata la disattivazione degli shock nei pazienti terminali, soprattutto in cardiologia. Questo aiuta a migliorare la qualità di vita negli ultimi momenti, evitando trattamenti non necessari.