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Articolo per pazienti Pubblicato: 11/11/2019 Lettura: ~2 min

Gestione della terapia anticoagulante nei pazienti in emodialisi: risultati di un'indagine canadese

Fonte
Can J Kidney Health Dis. 2019 Jan 8;6:2054358118821945. doi: 10.1177/2054358118821945.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Luca Di Lullo Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1206 Sezione: 60

Introduzione

La fibrillazione atriale è una condizione che aumenta il rischio di ictus, soprattutto nelle persone con malattia renale cronica o in trattamento dialitico. La scelta della terapia anticoagulante in questi pazienti è complessa e ancora oggetto di discussione tra i medici. Questo testo riassume i risultati di un'indagine svolta tra nefrologi canadesi per capire come viene gestita questa situazione.

Che cos'è la fibrillazione atriale e perché è importante nei pazienti con problemi renali

La fibrillazione atriale non valvolare (NVAF) è un disturbo del ritmo cardiaco che aumenta il rischio di ictus ischemico, cioè un blocco del flusso di sangue al cervello. Questa condizione è molto comune nei pazienti con malattia renale cronica (CKD) e in quelli che fanno la dialisi, un trattamento che sostituisce la funzione dei reni quando questi non funzionano più bene.

Le difficoltà nella scelta della terapia anticoagulante

La terapia anticoagulante serve a prevenire la formazione di coaguli di sangue che possono causare ictus. Tuttavia, in pazienti con problemi renali, l'uso di questi farmaci è complicato perché possono aumentare il rischio di sanguinamenti.

Tra le opzioni disponibili ci sono:

  • Warfarin, un anticoagulante tradizionale usato da molti anni;
  • Anticoagulanti orali diretti (DOAC), come l'Apixaban, che sono più recenti e più facili da usare ma meno studiati in pazienti con malattia renale avanzata;
  • Procedure chirurgiche, come la chiusura dell'auricola dell'atrio sinistro, che riducono il rischio di coaguli senza l'uso di farmaci.

L'indagine tra nefrologi canadesi

Per capire come i medici gestiscono questa situazione, è stata fatta una survey (indagine) tra i nefrologi canadesi che seguono pazienti con fibrillazione atriale e problemi renali.

I risultati hanno mostrato che:

  • La maggior parte preferisce usare il warfarin;
  • Al secondo posto c'è la scelta di interventi chirurgici per chiudere l'auricola atriale;
  • Infine, l'uso degli anticoagulanti orali diretti (DOAC) è meno comune.

Questo indica che, nonostante le nuove opzioni, gli anticoagulanti diretti sono ancora poco utilizzati in questa categoria di pazienti, probabilmente per la mancanza di dati certi o per abitudini consolidate.

In conclusione

La gestione della terapia anticoagulante nei pazienti con malattia renale cronica o in dialisi è ancora un tema complesso e discusso. L'indagine tra nefrologi canadesi mostra una preferenza per il warfarin e le procedure chirurgiche, mentre l'uso dei nuovi anticoagulanti orali diretti rimane limitato. Questo riflette la necessità di ulteriori studi e di una maggiore chiarezza sulle migliori strategie per questi pazienti.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Luca Di Lullo

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