Chi è la paziente e quali sono le sue condizioni
La paziente è una donna di 85 anni, molto bassa (110 cm) e leggera (27 kg), con una condizione chiamata panipopituitarismo da empty sella. Questo significa che una parte del cervello che controlla molte ghiandole ormonali non funziona bene. Per questo prende farmaci come l'idrocortisone e la levotiroxina per sostituire gli ormoni mancanti.
Ha anche altri problemi di salute, tra cui:
- Una fistola liquorale, cioè una perdita di liquido cerebrospinale.
- Ipertensione arteriosa (pressione alta).
- Insufficienza renale cronica, cioè i reni lavorano meno bene.
- Bronchite asmatiforme, una difficoltà respiratoria.
- Problemi ai vasi sanguigni del collo (vasculopatia carotidea).
- Attacchi ischemici transitori (TIA), che sono piccoli episodi di ridotto flusso di sangue al cervello.
La storia della terapia anticoagulante
La paziente ha avuto episodi di fibrillazione atriale, un'aritmia cardiaca che aumenta il rischio di ictus. Per questo motivo ha iniziato una terapia con farmaci anticoagulanti, che aiutano a prevenire la formazione di coaguli nel sangue.
Inizialmente ha usato il Warfarin, un anticoagulante tradizionale, ma ha avuto problemi di sanguinamento durante un intervento chirurgico per una frattura al femore. Inoltre, i suoi valori di coagulazione erano difficili da controllare, richiedendo frequenti esami del sangue.
Per questi motivi, è stata cambiata la terapia con un nuovo anticoagulante orale (NAO), chiamato Edoxaban, che è più facile da gestire e tollerato meglio dalla paziente.
Perché il peso e la fragilità sono importanti
Il basso peso corporeo della paziente (meno di 50 kg) è un fattore importante che rende la situazione più delicata. Le persone molto leggere possono avere un rischio maggiore di sanguinamenti quando assumono anticoagulanti, perché il farmaco può concentrarsi di più nel sangue.
Inoltre, la paziente ha altri fattori di fragilità come:
- Il rischio di cadute.
- La presenza di diverse malattie.
- La difficoltà di movimento.
- L'assunzione di molti farmaci contemporaneamente.
Cosa dice la ricerca sui nuovi anticoagulanti in pazienti sottopeso
Gli studi scientifici spesso non includono molte persone molto leggere, quindi mancano dati precisi su come usare questi farmaci in questi casi. Tuttavia, si sa che nei pazienti sottopeso la concentrazione di alcuni anticoagulanti può aumentare fino al 40%, aumentando il rischio di sanguinamento.
Per i diversi farmaci:
- Rivaroxaban: non è consigliato in persone con peso molto basso (meno di 50 kg) perché non ci sono dati sufficienti.
- Dabigatran: l'esperienza è limitata e i risultati non sono chiari; può aumentare il rischio di sanguinamento in persone con indice di massa corporea (BMI) basso.
- Apixaban: la dose si riduce solo se il peso è basso insieme ad altri fattori come età avanzata o problemi renali.
- Edoxaban: è l'unico anticoagulante che prevede una riduzione della dose se il peso è uguale o inferiore a 60 kg, o se ci sono problemi renali o uso di altri farmaci specifici. Gli studi mostrano che in pazienti con peso basso, Edoxaban è efficace e causa meno sanguinamenti rispetto al Warfarin.
La scelta terapeutica per questa paziente
Considerando la fragilità della paziente e i suoi problemi, è stato scelto Edoxaban a dose ridotta (30 mg al giorno). Dopo 11 mesi di trattamento, la paziente non ha avuto né eventi ischemici (come ictus) né sanguinamenti importanti, e il ritmo cardiaco è tornato normale.
Questa scelta è stata favorita anche dalla facilità di assumere una sola compressa al giorno e dai risultati positivi negli anziani fragili con rischio di cadute.
In conclusione
La gestione dell'anticoagulazione in pazienti molto piccoli e fragili è complessa e richiede attenzione particolare. In questo caso, l'uso di Edoxaban a dose ridotta si è dimostrato efficace e sicuro, permettendo di controllare il rischio di ictus senza aumentare quello di sanguinamenti. Tuttavia, ogni paziente è unico e la terapia deve sempre essere valutata con cura dal medico.