Che cosa è stato studiato
Uno studio internazionale ha seguito 4.859 pazienti in 982 centri di 44 paesi per due anni, per capire quanto a lungo continuano a prendere il dabigatran e perché alcuni smettono.
Risultati principali
- La maggior parte dei pazienti, oltre il 70%, ha continuato a prendere il farmaco per due anni.
- Tra chi ha superato il primo anno, più del 90% ha continuato anche nel secondo anno.
- La maggior parte delle interruzioni del trattamento, circa il 58%, è avvenuta nei primi sei mesi.
- Altri pazienti hanno smesso tra 6 e 12 mesi (circa 24%), tra 12 e 18 mesi (12%) e tra 18 e 24 mesi (9%).
Chi ha più probabilità di smettere il trattamento
- Pazienti con fibrillazione atriale (un tipo di problema al cuore) che presenta sintomi.
- Chi ha avuto in passato sanguinamenti.
- Chi assume anche inibitori della pompa protonica (farmaci per lo stomaco).
Al contrario, chi è obeso o ha avuto un precedente ictus tende a continuare il trattamento più a lungo.
Motivi per interrompere il dabigatran
Nel 50% dei casi, l'interruzione è dovuta a effetti collaterali. Solo una piccola parte, meno del 5%, ha smesso perché ha subito un intervento chiamato ablazione.
Conseguenze dell'interruzione
- Chi cambia il dabigatran con un altro anticoagulante ha un rischio simile di ictus, sanguinamenti gravi e problemi vascolari rispetto a chi continua il trattamento.
- Chi invece smette il trattamento senza iniziarne un altro ha un rischio più alto di ictus e di morte, sia per problemi vascolari che per altre cause.
- Il rischio di sanguinamenti non aumenta in chi smette senza sostituire il farmaco.
Importanza della sorveglianza nei primi mesi
Lo studio mostra che è fondamentale seguire con attenzione i pazienti soprattutto nei primi sei mesi di terapia con dabigatran, per aiutarli a mantenere il trattamento e migliorare la loro salute a lungo termine.
In conclusione
Per garantire che i pazienti continuino a beneficiare del dabigatran, è importante un monitoraggio attento nei primi sei mesi. Chi interrompe il trattamento, anche se passa a un altro anticoagulante, può avere una prognosi peggiore. Perciò, il supporto e la gestione in questa fase sono essenziali.