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Articolo per pazienti Pubblicato: 18/06/2020 Lettura: ~2 min

La gestione della terapia anticoagulante durante la pandemia da COVID-19

Fonte
Roberto Catalini, Direttore U.O.C. Medicina Interna, Ospedale Macerata, ASUR Marche; da: Switching From Vitamin K Antagonists to Direct Oral Anticoagulants: Treatment Satisfaction and Patient Concerns (M. Toorop et al., J Thromb Haemost 2020), e altre fonti scientifiche citate nel testo.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Roberto Catalini Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1224 Sezione: 64

Introduzione

La pandemia da COVID-19 ha portato a cambiare alcune modalità di cura per i pazienti che assumono farmaci anticoagulanti. È importante capire come gestire al meglio queste terapie per garantire sicurezza e continuità di trattamento, riducendo i rischi e le difficoltà legate all'accesso alle strutture sanitarie.

La sfida della terapia anticoagulante durante la pandemia

La pandemia da COVID-19 ha reso difficile per molti pazienti continuare il trattamento anticoagulante, specialmente quelli che usano i farmaci chiamati VKA, o antagonisti della vitamina K. Questi farmaci richiedono controlli frequenti del sangue per assicurarsi che la dose sia corretta. Tuttavia, le restrizioni e la paura del contagio hanno limitato l'accesso ai centri di controllo, soprattutto per le persone più anziane e fragili.

Passare dai VKA ai DOAC: un'opzione più semplice

Per ridurre le visite in ospedale, si può considerare il passaggio dai VKA ai DOAC, cioè anticoagulanti orali diretti come Edoxaban, Rivaroxaban, Apixaban o Dabigatran. Questi farmaci:

  • Richiedono meno controlli del sangue, principalmente per verificare il numero di globuli e la funzione dei reni.
  • Non hanno bisogno di aggiustamenti frequenti della dose, salvo cambiamenti importanti nella funzione renale.
  • Hanno meno interazioni con altri farmaci e con il cibo.
  • Sono generalmente meglio accettati dai pazienti e da chi li assiste.

Inoltre, durante la pandemia, sarebbe utile semplificare le regole per la prescrizione dei DOAC, permettendo anche ai medici di medicina generale di prescriverli più facilmente, sempre rispettando le indicazioni di sicurezza.

Anticoagulazione nei pazienti con COVID-19

Nei pazienti con COVID-19 che erano già in terapia con VKA, la terapia va sospesa durante il ricovero e sostituita con eparina, un altro tipo di anticoagulante somministrato per via iniettiva, spesso nella forma chiamata eparina a basso peso molecolare (EBPM). Questo perché l'eparina è più sicura e non interferisce con i farmaci usati per curare il COVID-19.

L'eparina è importante anche per prevenire le complicazioni legate alla formazione di coaguli, che sono frequenti nei pazienti con COVID-19, sia nelle vene che nelle arterie.

Scelte al momento della dimissione

Quando il paziente lascia l'ospedale, è importante valutare se continuare il trattamento con anticoagulanti orali diretti (DOAC) o riprendere i VKA. Passare ai DOAC può essere una scelta più sicura e più semplice, soprattutto durante la pandemia.

In conclusione

Durante la pandemia da COVID-19, la gestione della terapia anticoagulante ha bisogno di adattamenti per garantire sicurezza e continuità. Passare dai VKA ai DOAC può ridurre la necessità di visite frequenti e limitare i rischi. Nei pazienti con COVID-19 ricoverati, l'eparina è il trattamento preferito. Al momento della dimissione, valutare l'uso dei DOAC può migliorare la sicurezza e la comodità del trattamento anticoagulante.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Roberto Catalini

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