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Articolo per pazienti Pubblicato: 09/07/2020 Lettura: ~3 min

Comorbidità e fragilità nel paziente con fibrillazione atriale

Fonte
Francesco Dentali, Direttore S. C. Medicina Generale 1, Ospedale di Circolo, Varese

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Francesco Dentali Aggiornato il 03/02/2026

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Introduzione

Con l'aumento dell'aspettativa di vita, molte persone anziane convivono con più malattie contemporaneamente, specialmente problemi cardiaci come la fibrillazione atriale. È importante capire come queste condizioni si influenzano a vicenda e come riconoscere la fragilità, una situazione che può aumentare i rischi per la salute ma che può anche essere gestita con attenzione.

Che cosa significa comorbidità e fragilità

La comorbidità indica la presenza di due o più malattie che durano da più di un anno. Nel caso delle persone con problemi cardiaci, come la fibrillazione atriale (FA), è molto comune avere anche altre malattie. Questo succede soprattutto con l'età: oltre l'80% degli over 80 ha almeno due altre malattie, e più della metà degli over 85 ne ha quattro o più.

La fragilità, invece, è una condizione più complessa. Si tratta di una maggiore vulnerabilità del corpo, dovuta a cambiamenti legati all'età che coinvolgono più sistemi del corpo. Questa condizione aumenta il rischio di problemi gravi come ricoveri, istituzionalizzazione o morte. Non tutti i pazienti con più malattie sono fragili, e non tutti i fragili hanno molte malattie. La fragilità può anche essere in parte reversibile se riconosciuta in tempo.

Come si valuta la fragilità

Per identificare la fragilità si usano diverse scale di valutazione. Una delle più conosciute è la Clinical Frailty Scale (CFS), che aiuta a capire quanto una persona è vulnerabile. Tuttavia, molte di queste scale non sono specifiche o completamente validate, quindi negli ultimi anni sono stati sviluppati strumenti più adatti a contesti clinici specifici.

Importanza della valutazione nella fibrillazione atriale

L'età da sola non basta per decidere se iniziare o meno una terapia anticoagulante (farmaci che aiutano a prevenire la formazione di coaguli) nelle persone con FA. Anche se l'uso dell'acido acetilsalicilico (ASA) è diminuito, questo farmaco non è più raccomandato perché non è molto efficace nel prevenire complicazioni e aumenta il rischio di sanguinamenti.

Studi recenti, come lo studio PREFER in AF, mostrano che con l'aumentare dell'età il rischio di eventi come ictus è più alto rispetto al rischio di sanguinamenti. La terapia anticoagulante offre quindi un beneficio netto, cioè evita più eventi pericolosi di quanti ne possa causare.

Farmaci anticoagulanti: cosa dice la ricerca

Fino a poco tempo fa, si usavano soprattutto i farmaci chiamati antagonisti della vitamina K (AVK), come il Warfarin. Ora, i farmaci più nuovi, chiamati DOAC (inibitori diretti orali della coagulazione, come Edoxaban, Apixaban, Dabigatran e Rivaroxaban), mostrano un profilo di sicurezza ed efficacia migliore, specialmente negli anziani e nei pazienti fragili.

Ad esempio, lo studio ENGAGE-AF-TIMI 48 ha dimostrato che Edoxaban è altrettanto efficace del Warfarin nel prevenire complicazioni, ma con meno sanguinamenti gravi, soprattutto nelle persone sopra i 75 anni.

Comorbidità, fragilità e rischio di cadute

Un'altra analisi dello stesso studio ha valutato pazienti con alto rischio di cadute, identificati attraverso fattori come debolezza, problemi di equilibrio o uso di farmaci particolari. Questi pazienti hanno un rischio maggiore di mortalità e sanguinamenti gravi, confermando che il rischio di cadute è un segno di fragilità.

In questo gruppo, Edoxaban ha mantenuto la sua efficacia e sicurezza rispetto al Warfarin, con una riduzione più evidente di mortalità e sanguinamenti gravi.

In conclusione

La maggior parte delle persone con fibrillazione atriale ha più di una malattia e alcune sono fragili. È importante valutare sempre queste condizioni per scegliere la terapia più adatta. Le evidenze scientifiche mostrano che la maggior parte di questi pazienti può trarre beneficio da una terapia anticoagulante, che riduce significativamente il rischio di complicazioni gravi. I farmaci più recenti (DOAC) sembrano offrire un miglior equilibrio tra benefici e rischi, anche nei pazienti più fragili e con più malattie.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Francesco Dentali

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