Che cosa ha studiato la ricerca
Un gruppo di ricercatori guidato da Ankeet S. Bhatt, del Brigham and Women's Hospital e della Harvard Medical School di Boston, ha analizzato come sono cambiati i ricoveri per malattie cardiovascolari acute durante la pandemia. Le malattie cardiovascolari riguardano il cuore e i vasi sanguigni e includono problemi come infarti o altre emergenze cardiache.
Lo studio ha preso in considerazione i ricoveri tra il 1° gennaio 2019 e il 31 marzo 2020 in un grande sistema sanitario chiamato Mass General Brigham.
Cosa hanno trovato i ricercatori
- Tra gennaio 2019 e marzo 2020, 6.083 pazienti sono stati ricoverati 7.187 volte per problemi cardiaci acuti.
- Nel marzo 2020, durante la prima ondata di COVID-19, i ricoveri giornalieri per queste malattie sono diminuiti di circa il 43% rispetto a marzo 2019.
- Nei mesi precedenti (2019 e i primi due mesi del 2020), i ricoveri erano rimasti stabili senza cambiamenti significativi.
- Nel marzo 2020, il calo dei ricoveri è stato rapido e marcato, con una diminuzione media giornaliera del 5,9%.
- Inoltre, i pazienti ricoverati nel marzo 2020 hanno trascorso meno giorni in ospedale rispetto all'anno precedente (circa 4,8 giorni invece di 6 giorni).
Cosa significa tutto questo
Anche se le persone con malattie cardiache hanno un rischio più alto di sviluppare forme gravi di COVID-19, la pandemia ha avuto anche effetti indiretti. La riduzione dei ricoveri potrebbe riflettere una minore richiesta o una difficoltà ad accedere alle cure durante quel periodo critico. Inoltre, la degenza più breve potrebbe indicare cambiamenti nelle modalità di cura o nelle priorità ospedaliere durante la crisi sanitaria.
In conclusione
Durante la prima fase della pandemia di COVID-19, c'è stata una significativa riduzione dei ricoveri per emergenze cardiache e i pazienti ricoverati hanno trascorso meno tempo in ospedale. Questi dati mostrano come la pandemia abbia influenzato anche la gestione di altre malattie importanti, oltre all'infezione da coronavirus.