Che cos'è la malattia tromboembolica venosa (TEV)
La malattia tromboembolica venosa comprende due problemi legati al sangue che si formano nelle vene: la trombosi venosa profonda (TVP), cioè un coagulo che si forma nelle vene profonde, spesso nelle gambe, e l’embolia polmonare (EP), che si verifica quando un pezzo di questo coagulo si stacca e arriva ai polmoni, bloccando il flusso sanguigno.
Queste due condizioni sono collegate perché spesso l’embolia polmonare nasce da una trombosi venosa. La TEV è una causa importante di malattia e morte, soprattutto tra le persone ricoverate in ospedale.
Fattori di rischio e legame con il cancro
Molti fattori possono aumentare il rischio di TEV, tra cui:
- immobilizzazione prolungata
- interventi chirurgici importanti
- alterazioni della coagulazione (trombofilie)
- gravidanza
- uso di alcuni farmaci ormonali
- fumo
- obesità
- presenza di tumori (neoplasie)
In particolare, le persone con cancro hanno un rischio molto più alto di sviluppare TEV. Questo perché le cellule tumorali producono sostanze che favoriscono la formazione di coaguli e le terapie antitumorali (come chemioterapia, radioterapia e ormonoterapia) possono aumentare questo rischio. Inoltre, i tumori possono invadere direttamente le vene.
Circa un terzo dei casi di TEV si verifica in pazienti con tumore, e in questi pazienti il rischio che la malattia si ripresenti è fino a 9 volte maggiore rispetto ad altri.
Trattamento anticoagulante: eparine e nuovi farmaci
Per prevenire e curare la TEV, si usano farmaci che riducono la capacità del sangue di formare coaguli, chiamati anticoagulanti. Nei pazienti con tumore, è importante scegliere un anticoagulante che riduca il rischio di coaguli senza aumentare troppo il rischio di sanguinamenti.
Tradizionalmente, si usano le eparine a basso peso molecolare (EBPM), che si somministrano con iniezioni. Studi importanti (trial CLOT e CATCH) hanno dimostrato che le eparine sono più efficaci rispetto ai vecchi farmaci anticoagulanti orali come il warfarin.
Negli ultimi anni, sono stati studiati i DOAC (anticoagulanti orali diretti), come Edoxaban, Rivaroxaban e Apixaban, che si assumono per bocca e sono più semplici da usare. Questi farmaci sono stati confrontati con la Dalteparina (una eparina) in studi recenti:
- HOKUSAI VTE CANCER: Edoxaban è risultato efficace quanto la Dalteparina nel prevenire nuove trombosi, ma con un leggero aumento dei sanguinamenti maggiori, soprattutto a livello dello stomaco e delle vie urinarie.
- SELECT-D: Rivaroxaban ha ridotto significativamente le recidive di trombosi rispetto alla Dalteparina, con un aumento non significativo dei sanguinamenti maggiori.
- CARAVAGGIO: Apixaban ha mostrato efficacia simile alla Dalteparina senza aumentare il rischio di sanguinamenti.
Questi risultati suggeriscono che i DOAC possono essere una valida alternativa alle eparine, con il vantaggio di una somministrazione più semplice (compresse invece di iniezioni), che migliora la comodità e l’aderenza alla terapia da parte dei pazienti.
Considerazioni importanti
È importante sottolineare che gli studi hanno incluso pazienti con caratteristiche diverse, e alcuni tipi di tumore (come quelli cerebrali o del tratto gastrointestinale superiore) sono stati esclusi o poco rappresentati in alcuni studi. Per questo motivo, la scelta del farmaco deve sempre essere personalizzata in base al singolo paziente e alle sue condizioni.
Inoltre, sono in corso ulteriori ricerche per approfondire l’uso dei DOAC nei pazienti oncologici, valutando anche aspetti come le interazioni con altri farmaci, la sicurezza e la soddisfazione dei pazienti.
In conclusione
La malattia tromboembolica venosa è un problema serio, soprattutto per chi ha un cancro. I nuovi anticoagulanti orali diretti rappresentano una promettente alternativa alle eparine tradizionali, offrendo efficacia simile e una maggiore facilità d’uso. Tuttavia, la scelta del trattamento deve essere sempre fatta con attenzione, considerando le caratteristiche di ogni paziente e le evidenze scientifiche disponibili.