Che cosa è successo con la COVID-19 e la trombosi
Dopo poche settimane dall'inizio della pandemia di COVID-19, i medici hanno notato un aumento dei casi di complicazioni trombotiche, cioè problemi legati alla formazione di coaguli di sangue, specialmente nei pazienti ricoverati in ospedale.
In particolare, le segnalazioni di trombosi venosa profonda (TEV) sono state più numerose rispetto ad altre condizioni legate a problemi di coagulazione, come l'aterotrombosi.
Le raccomandazioni per la prevenzione
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ha suggerito di usare farmaci anticoagulanti, in particolare le eparine, per prevenire questi coaguli nei pazienti con COVID-19 ricoverati.
Le società scientifiche hanno poi discusso quale dose di eparina sia più adatta, se quella standard o dosi più alte, per prevenire eventi come l'embolia polmonare o altre forme di TEV.
La durata della terapia anticoagulante
Un punto importante è quanto a lungo continuare la terapia anticoagulante dopo un episodio di TEV legato alla COVID-19. Non ci sono ancora studi definitivi su questo aspetto.
Per ora, sembra ragionevole pensare a una durata del trattamento di almeno 3-6 mesi, con controlli medici specialistici per valutare se proseguire o modificare la terapia.
Questa indicazione si basa anche su esperienze precedenti con pazienti ricoverati per altre infezioni virali che hanno sviluppato TEV.
Come si cambia la terapia dopo il ricovero
Durante il ricovero, la terapia anticoagulante viene spesso somministrata con eparina per via iniettiva (parenterale).
Quando il paziente esce dall'ospedale, si può passare a farmaci anticoagulanti per via orale, come i dicumarolici (farmaci tradizionali) o i DOACs (farmaci più recenti), che sono già utilizzati in altre situazioni di TEV con altre malattie associate.
In conclusione
La COVID-19 può aumentare il rischio di trombosi venosa profonda, soprattutto nei pazienti ospedalizzati. Per prevenire e trattare queste complicazioni, si usa la terapia anticoagulante con eparina durante il ricovero e poi, per almeno 3-6 mesi, con farmaci orali. È importante fare controlli medici regolari per decidere la durata e il tipo di trattamento più adatto a ogni persona.