La storia della paziente
Una signora di 87 anni, con un peso di 79 kg, ha avuto diversi problemi di salute nel corso degli anni. Nel 1992 ha subito un intervento per un tumore alla tiroide e, nel 2005, un'operazione per migliorare il flusso sanguigno al cuore (triplice bypass). Nel 2007 ha avuto un intervento all'anca, complicato da un'embolia polmonare, cioè un blocco di un vaso nei polmoni causato da un coagulo di sangue. All'epoca ha iniziato una terapia con un anticoagulante chiamato Acenocumarolo, poi sospesa.
Nel gennaio 2012 è stata ricoverata per un problema al cuore chiamato angina da sforzo e per una fibrillazione atriale (un disturbo del ritmo cardiaco). L'ecocardiogramma, un esame che valuta la funzione del cuore, mostrava una frazione di eiezione (cioè la capacità del cuore di pompare il sangue) del 48%, leggermente ridotta.
Ad aprile 2012, dopo un periodo di terapia anticoagulante, è stata sottoposta a una procedura chiamata cardioversione elettrica, che serve a riportare il cuore a un ritmo normale. Da allora ha continuato la terapia con Warfarin, un anticoagulante tradizionale.
Nel febbraio 2018 ha avuto un episodio di fibrillazione atriale parossistica, cioè un disturbo del ritmo che si presenta a intermittenza.
Nel gennaio 2020 è stata portata al pronto soccorso per un sanguinamento all'occhio e per un iniziale scompenso cardiaco. L'elettrocardiogramma mostrava una fibrillazione atriale con battito accelerato, mentre l'ecocardiogramma segnalava una stenosi aortica medio-severa (un restringimento della valvola aortica) e una dilatazione marcata dell'atrio sinistro del cuore.
Esami e modifiche della terapia
- Esami del sangue: emoglobina (Hb) 14.5, creatinina 0.91, INR 3.7 (un valore che indica la capacità del sangue di coagulare, troppo alto significa rischio di sanguinamento).
- La terapia con Warfarin è stata sostituita con Edoxaban, un anticoagulante più recente, alla dose di 60 mg al giorno.
- Altri farmaci prescritti: Digitale (per il cuore), Furosemide (un diuretico) e Bisoprololo (per controllare il battito cardiaco).
Alla visita di controllo di luglio 2020, l'elettrocardiogramma mostrava una fibrillazione atriale con frequenza regolare, la paziente era in buone condizioni, senza eventi avversi. Gli esami del sangue erano nella norma e la terapia con Edoxaban è stata confermata.
Considerazioni sulla scelta della terapia anticoagulante
La paziente è anziana e ha diverse malattie associate. Il punteggio CHADSVAsc, che aiuta a valutare il rischio di ictus nelle persone con fibrillazione atriale, era alto (6), quindi la necessità di una terapia anticoagulante era chiara.
Quando la fibrillazione atriale della signora è iniziata nel 2012, i farmaci anticoagulanti più moderni, chiamati DOAC (anticoagulanti orali diretti), erano poco usati. Per questo motivo si è iniziato con il Warfarin.
Successivamente, a causa di un problema di sanguinamento, si è deciso di passare a un DOAC, in particolare Edoxaban, scelto per il suo profilo di sicurezza migliore, soprattutto nelle persone anziane. Questo è confermato sia da studi clinici controllati che da dati reali raccolti in Italia, che mostrano meno eventi gravi con Edoxaban rispetto ad altri anticoagulanti.
In conclusione
Nei pazienti anziani con fibrillazione atriale che necessitano di una terapia anticoagulante, non bisogna avere timore nell'usare i DOAC. In particolare, Edoxaban offre un buon equilibrio tra sicurezza, efficacia e tollerabilità, risultando una scelta valida anche per persone fragili e con molte malattie associate, come nel caso descritto.