Che cosa significa coagulopatia in COVID-19
La COVID-19, oltre a colpire i polmoni, può causare un aumento della tendenza del sangue a formare coaguli. Questo stato si chiama ipercoagulabilità ed è più frequente nei casi gravi. I coaguli possono formarsi nelle vene, nelle arterie e anche nei piccoli vasi sanguigni, causando problemi come l'embolia polmonare, che è una complicanza seria.
Perché si formano i coaguli nel COVID-19
Il virus può danneggiare direttamente le pareti dei vasi sanguigni (endotelio). Inoltre, la forte risposta infiammatoria del corpo, chiamata tempesta di citochine, altera l'equilibrio tra fattori che favoriscono la coagulazione e quelli che la contrastano. Tutto questo porta a una disfunzione diffusa dei vasi sanguigni e alla formazione di coaguli, che possono danneggiare più organi.
Come si prevengono i coaguli nei pazienti COVID-19
Nei pazienti ricoverati per COVID-19 è raccomandata la profilassi anticoagulante, cioè una terapia per prevenire la formazione di coaguli.
- Nei pazienti con condizioni critiche si preferiscono le eparine a basso peso molecolare (EBPM), somministrate per via iniettiva. Queste sono preferite perché il loro effetto è più prevedibile e hanno meno interazioni con altri farmaci antivirali.
- Gli anticoagulanti orali diretti (DOACs) sono usati soprattutto nei pazienti con forme lievi o moderate di COVID-19 che già li assumono per altre malattie, come la fibrillazione atriale.
Considerazioni sulle interazioni farmacologiche
Alcuni farmaci antivirali usati nella terapia del COVID-19 possono aumentare i livelli nel sangue degli anticoagulanti orali, aumentando il rischio di sanguinamento. Per questo motivo, in pazienti che assumono antivirali, può essere necessario valutare con attenzione l'uso dei DOACs o preferire le EBPM.
Non tutti gli antivirali interagiscono allo stesso modo: ad esempio, il dabigatran dovrebbe essere evitato con l'atazanavir, mentre può essere usato con cautela con ritonavir/lopinavir. Altri farmaci come remdesivir o tocilizumab sembrano sicuri da questo punto di vista.
La terapia anticoagulante dopo la dimissione
Dopo la dimissione dall'ospedale, può essere importante continuare la terapia anticoagulante per prevenire eventi tromboembolici a distanza. In questa fase, i DOACs sono spesso preferiti perché si assumono per bocca e non richiedono controlli frequenti del sangue, cosa utile durante il distanziamento sociale.
In conclusione
- Nei pazienti ospedalizzati con COVID-19 e condizioni gravi, è preferibile usare le eparine a basso peso molecolare.
- Nei pazienti con forme lievi o moderate che già assumono anticoagulanti orali diretti, si può considerare di continuare questa terapia, facendo attenzione alle possibili interazioni con gli antivirali.
- I DOACs possono essere utili anche nella fase post-acuta per prevenire coaguli dopo la dimissione.