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Articolo per pazienti Pubblicato: 11/12/2020 Lettura: ~3 min

Coagulopatia da COVID-19: il ruolo degli anticoagulanti orali diretti

Fonte
Francesco Monitillo, UOSD Cardiologia D’Urgenza, Azienda Ospedaliero Universitaria Policlinico di Bari

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Francesco Monitillo Aggiornato il 03/02/2026

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Introduzione

La COVID-19 è una malattia che può causare problemi legati alla coagulazione del sangue, aumentando il rischio di trombosi, cioè la formazione di coaguli. Questo testo spiega in modo semplice come si usa la terapia anticoagulante nei pazienti con COVID-19, con particolare attenzione agli anticoagulanti orali diretti.

Che cosa significa coagulopatia in COVID-19

La COVID-19, oltre a colpire i polmoni, può causare un aumento della tendenza del sangue a formare coaguli. Questo stato si chiama ipercoagulabilità ed è più frequente nei casi gravi. I coaguli possono formarsi nelle vene, nelle arterie e anche nei piccoli vasi sanguigni, causando problemi come l'embolia polmonare, che è una complicanza seria.

Perché si formano i coaguli nel COVID-19

Il virus può danneggiare direttamente le pareti dei vasi sanguigni (endotelio). Inoltre, la forte risposta infiammatoria del corpo, chiamata tempesta di citochine, altera l'equilibrio tra fattori che favoriscono la coagulazione e quelli che la contrastano. Tutto questo porta a una disfunzione diffusa dei vasi sanguigni e alla formazione di coaguli, che possono danneggiare più organi.

Come si prevengono i coaguli nei pazienti COVID-19

Nei pazienti ricoverati per COVID-19 è raccomandata la profilassi anticoagulante, cioè una terapia per prevenire la formazione di coaguli.

  • Nei pazienti con condizioni critiche si preferiscono le eparine a basso peso molecolare (EBPM), somministrate per via iniettiva. Queste sono preferite perché il loro effetto è più prevedibile e hanno meno interazioni con altri farmaci antivirali.
  • Gli anticoagulanti orali diretti (DOACs) sono usati soprattutto nei pazienti con forme lievi o moderate di COVID-19 che già li assumono per altre malattie, come la fibrillazione atriale.

Considerazioni sulle interazioni farmacologiche

Alcuni farmaci antivirali usati nella terapia del COVID-19 possono aumentare i livelli nel sangue degli anticoagulanti orali, aumentando il rischio di sanguinamento. Per questo motivo, in pazienti che assumono antivirali, può essere necessario valutare con attenzione l'uso dei DOACs o preferire le EBPM.

Non tutti gli antivirali interagiscono allo stesso modo: ad esempio, il dabigatran dovrebbe essere evitato con l'atazanavir, mentre può essere usato con cautela con ritonavir/lopinavir. Altri farmaci come remdesivir o tocilizumab sembrano sicuri da questo punto di vista.

La terapia anticoagulante dopo la dimissione

Dopo la dimissione dall'ospedale, può essere importante continuare la terapia anticoagulante per prevenire eventi tromboembolici a distanza. In questa fase, i DOACs sono spesso preferiti perché si assumono per bocca e non richiedono controlli frequenti del sangue, cosa utile durante il distanziamento sociale.

In conclusione

  • Nei pazienti ospedalizzati con COVID-19 e condizioni gravi, è preferibile usare le eparine a basso peso molecolare.
  • Nei pazienti con forme lievi o moderate che già assumono anticoagulanti orali diretti, si può considerare di continuare questa terapia, facendo attenzione alle possibili interazioni con gli antivirali.
  • I DOACs possono essere utili anche nella fase post-acuta per prevenire coaguli dopo la dimissione.
Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Francesco Monitillo

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