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Articolo per pazienti Pubblicato: 20/05/2021 Lettura: ~2 min

Insufficienza renale acuta e anticoagulanti orali: quando perseverare non è diabolico

Fonte
Pietro Scicchitano, UOC Cardiologia – UTIC, P.O. della Murgia “F. Perinei”, Altamura (BA)

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Pietro Scicchitano Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1117 Sezione: 34

Introduzione

Questo testo racconta la storia di un paziente anziano con problemi cardiaci e renali che assume un anticoagulante orale. Descrive come i medici hanno gestito con attenzione la sua terapia, nonostante un temporaneo peggioramento della funzione renale, sottolineando l'importanza di un monitoraggio attento prima di cambiare i farmaci.

Il caso del paziente

Il paziente è un uomo di 87 anni con diverse condizioni mediche, tra cui ipertensione, problemi al cuore e una storia di tumore alla vescica. Nel tempo ha subito vari interventi, tra cui la sostituzione di una valvola cardiaca e l'impianto di un pacemaker. Nel 2018 ha iniziato una terapia con un anticoagulante orale chiamato Dabigatran per prevenire problemi legati alla fibrillazione atriale, un disturbo del ritmo cardiaco.

Situazione all'ingresso in ospedale

Nel gennaio 2019 il paziente si presenta in ospedale con difficoltà respiratorie e gonfiore alle gambe. Gli esami mostrano segni di scompenso cardiaco, cioè il cuore fatica a pompare il sangue in modo efficace, e un accumulo di liquidi nel corpo. Viene valutato anche lo stato di idratazione usando una tecnica chiamata bioimpedenziometria, che indica una forte ritenzione di liquidi.

Trattamento iniziale e peggioramento della funzione renale

Il paziente riceve farmaci per ridurre i liquidi in eccesso e per proteggere il cuore, mantenendo il Dabigatran. Tuttavia, durante la degenza, la sua funzione renale peggiora temporaneamente, come mostrato dalla diminuzione della clearance della creatinina, un indicatore di quanto bene i reni filtrano il sangue.

Dilemma terapeutico

Il peggioramento della funzione renale crea incertezza sul continuare o meno con Dabigatran, poiché questo farmaco viene eliminato principalmente dai reni e non è consigliato se la funzione renale è molto bassa. Cambiare anticoagulante potrebbe essere rischioso, perché i passaggi tra farmaci possono aumentare il rischio di problemi come coaguli o sanguinamenti.

Decisione e monitoraggio

I medici decidono di continuare con Dabigatran e di modificare la somministrazione di altri farmaci diuretici per via orale, monitorando attentamente la funzione renale e lo stato di idratazione. Nel tempo, la funzione renale migliora e il paziente si stabilizza, permettendo la dimissione con una terapia adeguata e un buon controllo della sua condizione.

In conclusione

È fondamentale seguire con attenzione la funzione renale e lo stato di idratazione nei pazienti con problemi cardiaci che assumono anticoagulanti orali. Un peggioramento temporaneo della funzione renale non deve spaventare, ma richiede un monitoraggio accurato prima di cambiare la terapia, per evitare decisioni premature che potrebbero essere dannose.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Pietro Scicchitano

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