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Articolo per pazienti Pubblicato: 28/07/2021 Lettura: ~2 min

L'ipotermia dopo arresto cardiaco: migliora davvero la prognosi?

Fonte
Dankiewicz ET AL 10.1056/NEJMoa2100591.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Andreina Carbone Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Dopo un arresto cardiaco, mantenere sotto controllo la temperatura del corpo è importante per proteggere il cervello. Questo testo spiega i risultati di uno studio recente che confronta due modi di gestire la temperatura nei pazienti in coma dopo un arresto cardiaco avvenuto fuori dall'ospedale.

Che cosa significa ipotermia e normotermia

Ipotermia significa abbassare la temperatura corporea a circa 33°C per cercare di proteggere il cervello dopo un arresto cardiaco. Normotermia significa mantenere la temperatura normale del corpo, circa 36-37°C, e trattare la febbre se compare.

Lo studio TTM2

Uno studio chiamato TTM2 ha coinvolto 1900 pazienti in coma dopo un arresto cardiaco fuori dall'ospedale. I pazienti sono stati divisi in due gruppi in modo casuale:

  • Un gruppo ha ricevuto l'ipotermia a 33°C, seguita da un riscaldamento controllato.
  • L'altro gruppo ha mantenuto la normotermia e ha ricevuto cure per abbassare la febbre se necessario.

Risultati principali

Dopo 6 mesi, i risultati sono stati simili tra i due gruppi:

  • Il numero di pazienti deceduti era quasi uguale (465 su 925 nel gruppo ipotermia, 446 su 925 nel gruppo normotermia).
  • La valutazione della funzione cerebrale mostrava che circa il 55% dei pazienti di entrambi i gruppi aveva disabilità moderate o gravi.
  • Non c'erano differenze significative nei risultati tra diversi sottogruppi di pazienti, come età o tipo di ritmo cardiaco iniziale.

Eventi avversi

Un problema più frequente nel gruppo con ipotermia era la comparsa di aritmie (battiti cardiaci irregolari) che influivano negativamente sulla circolazione del sangue (24% contro 17%). Gli altri effetti collaterali erano simili nei due gruppi.

Interpretazione dei risultati

Questi dati suggeriscono che, nei pazienti in coma dopo un arresto cardiaco rianimato fuori dall'ospedale, l'ipotermia a 33°C non riduce la mortalità rispetto al mantenimento della temperatura normale e al trattamento della febbre.

In conclusione

Lo studio più recente indica che abbassare la temperatura corporea a 33°C non migliora la sopravvivenza o la funzione cerebrale rispetto al mantenimento della temperatura normale con controllo della febbre nei pazienti in coma dopo arresto cardiaco fuori dall'ospedale. Questo aiuta a capire meglio come gestire la temperatura in queste situazioni delicate.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Andreina Carbone

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