Chi sono i pazienti coinvolti
Di solito, i pazienti con una funzione del cuore molto ridotta (frazione d’eiezione sotto il 35%) e sintomi di insufficienza cardiaca moderata o grave (classificati come classe II o III secondo la New York Heart Association) ricevono un defibrillatore, un dispositivo che aiuta a regolare il ritmo cardiaco.
Tuttavia, ci sono pazienti con una funzione cardiaca leggermente migliore (frazione d’eiezione tra 36% e 50%) che comunque hanno un rischio elevato di sviluppare aritmie pericolose. Questi pazienti sono stati al centro dello studio SMART-MI.
Come è stato condotto lo studio
Lo studio ha incluso 400 pazienti con segni di alterazione del sistema nervoso che controlla il cuore, basati su esami elettrocardiografici. Questi pazienti sono stati divisi in due gruppi:
- un gruppo ha ricevuto un dispositivo per il monitoraggio cardiaco remoto, che invia dati ai medici a distanza;
- l’altro gruppo ha seguito il controllo medico tradizionale, con visite programmate.
Il monitoraggio è durato in media 21 mesi.
Cosa è stato osservato
Durante il periodo di osservazione, nel gruppo con monitoraggio remoto sono stati registrati 60 episodi di aritmie gravi, mentre nel gruppo con controllo tradizionale solo 12. Queste aritmie includevano:
- fibrillazione atriale (battito irregolare e rapido degli atri);
- tachicardia ventricolare non sostenuta e sostenuta (battito troppo veloce dei ventricoli, le camere inferiori del cuore);
- blocco atrioventricolare avanzato (interruzione della trasmissione del segnale elettrico tra atri e ventricoli);
- fibrillazione ventricolare (battito molto irregolare e pericoloso dei ventricoli).
Quando si verificava un evento aritmico, i medici ricevevano una notifica entro 48 ore per poter intervenire.
Interventi e risultati
In seguito agli eventi aritmici, i medici hanno deciso come procedere. Nel gruppo monitorato da remoto:
- 13 pazienti hanno ricevuto un defibrillatore;
- 6 pazienti hanno ricevuto un pacemaker (dispositivo che aiuta a mantenere un ritmo cardiaco regolare);
- 37 hanno iniziato una terapia con farmaci anticoagulanti orali, per prevenire la formazione di coaguli.
Nel gruppo con controllo tradizionale, questi interventi sono stati meno frequenti.
Il numero totale di eventi cardiovascolari gravi (come nuovi infarti o problemi al cuore) è stato simile in entrambi i gruppi.
Considerazioni finali
Gli episodi di aritmie gravi sono risultati un segnale importante per prevedere futuri problemi cardiaci maggiori in entrambi i gruppi.
Anche se il monitoraggio remoto ha permesso di identificare più aritmie e di intervenire, non si è visto un miglioramento chiaro negli eventi cardiovascolari maggiori. Questo potrebbe dipendere dal fatto che per dimostrare un beneficio significativo sarebbe necessario uno studio molto più grande, con circa 2600 pazienti.
Inoltre, è importante valutare in futuro se considerare tutti i tipi di aritmie allo stesso modo, in particolare la fibrillazione atriale rispetto ad altre aritmie più pericolose.
In conclusione
Lo studio SMART-MI ha mostrato che un dispositivo di monitoraggio cardiaco remoto può identificare più aritmie gravi dopo un infarto in pazienti a rischio moderato. Questo permette ai medici di intervenire tempestivamente. Tuttavia, per capire se questo monitoraggio migliora la salute a lungo termine è necessario uno studio più ampio.