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Articolo per pazienti Pubblicato: 21/12/2021 Lettura: ~2 min

Fibrillazione atriale, cadute frequenti ed emorragia cerebrale: quando è giusto usare gli anticoagulanti?

Fonte
Daniela Poli, Centro Trombosi, Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi, Firenze. Bibliografia inclusa nel testo originale.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Daniela Poli Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 989 Sezione: 22

Introduzione

Questo testo racconta la storia di una donna di 75 anni con fibrillazione atriale e precedenti cadute che hanno causato un'emorragia cerebrale. La situazione è complessa perché bisogna bilanciare il rischio di ictus con quello di sanguinamenti. Spieghiamo in modo semplice le scelte mediche e i motivi che le guidano.

Che cosa è successo alla paziente

La paziente ha 75 anni e soffre di fibrillazione atriale, un disturbo del ritmo cardiaco che può aumentare il rischio di ictus. Ha anche altre condizioni come ipertensione (pressione alta), colesterolo alto, ipotiroidismo e una depressione curata con farmaci.

Da quando aveva 65 anni, prendeva un farmaco anticoagulante chiamato warfarin per prevenire i coaguli di sangue legati alla fibrillazione atriale. Dopo 7 anni di terapia, ha avuto una caduta che ha causato vari traumi, compresa un'emorragia cerebrale (sanguinamento nel cervello).

Il problema della terapia anticoagulante dopo l’emorragia

In questi casi, si deve valutare con attenzione se continuare o sospendere la terapia anticoagulante, perché:

  • La fibrillazione atriale aumenta il rischio di ictus (circa 6-7% all’anno per questa paziente).
  • La storia di emorragia cerebrale aumenta il rischio di un nuovo sanguinamento.
  • Altri farmaci, come gli antidepressivi, possono aumentare il rischio di sanguinamento.

La paziente ha sospeso il warfarin dopo la caduta e ha ricevuto un altro farmaco anticoagulante a basso dosaggio (enoxaparina) per un breve periodo, mentre l’emorragia si riassorbiva.

Come è stata presa la decisione sulla terapia

Dopo aver valutato tutti i rischi e benefici, i medici hanno deciso di riprendere la terapia anticoagulante perché il rischio di ictus era considerato più grave del rischio di un nuovo sanguinamento.

Per ridurre il rischio di emorragia, è stato scelto un farmaco chiamato dabigatran a dose ridotta (110 mg due volte al giorno). Questo farmaco è efficace nel prevenire l’ictus e ha un minor rischio di causare sanguinamenti nel cervello rispetto al warfarin.

Inoltre, esiste un antidoto specifico (idarucizumab) che può annullare rapidamente l’effetto del dabigatran in caso di emergenza, aumentando la sicurezza del trattamento.

La situazione attuale della paziente

Dopo 3 anni dall’inizio del dabigatran, la paziente sta bene, non presenta sintomi di sanguinamento e segue regolarmente i controlli medici. I suoi esami del sangue e la funzione renale sono nella norma, e lei è ben informata sui rischi e benefici della terapia.

In conclusione

La gestione della fibrillazione atriale in pazienti con precedenti cadute e emorragia cerebrale è complessa. È importante valutare attentamente il rischio di ictus e quello di sanguinamento. In questo caso, la scelta di un anticoagulante più sicuro e la disponibilità di un antidoto hanno permesso di continuare la prevenzione dell’ictus con buoni risultati e senza complicazioni.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Daniela Poli

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