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Articolo per pazienti Pubblicato: 22/02/2022 Lettura: ~4 min

Anticoagulanti orali nella gestione delle tachicardiomiopatie negli anziani

Fonte
Ferdinando de Leo, UOC Cardiologia UTIC - Ospedale dei Pellegrini, ASL Napoli 1 Centro, Napoli; Heart failure and atrial flutter: a systematic review of current knowledge and practices, Michael J. Diamant, ESC Heart Failure 2021; 8: 4484–4496; Subclinical device-detected atrial fibrillation and stroke risk: a systematic review and meta-analysis, Rajiv Mahajan et al, European Heart Journal (2018) 39, 1407–1415; Edoxaban versus enoxaparin–warfarin in patients undergoing cardioversion of atrial fibrillation, Andreas Goette, The Lancet 2016; 388: 1995-2003; Uninterrupted edoxaban vs. vitamin K antagonists for ablation of atrial fibrillation: the ELIMINATE-AF trial, Stefan H. Hohnloser et al, European Heart Journal (2019) 40, 3013–3021; A randomized controlled trial of atrioventricular junction ablation and cardiac resynchronization therapy in patients with permanent atrial fibrillation and narrow QRS, M.Brignole et al, European Heart Journal (2018) 39, 3999–4008

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Ferdinando de Leo Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1218 Sezione: 64

Introduzione

Questo testo racconta il caso di una donna anziana con problemi al cuore legati a un ritmo cardiaco molto accelerato. Viene spiegato come è stata gestita la sua situazione con farmaci e procedure specifiche, e come gli anticoagulanti orali possono essere utili in questi casi. L'obiettivo è comprendere meglio questa condizione e le opzioni di trattamento disponibili.

Il caso clinico

Una donna di 77 anni si è presentata al Pronto Soccorso con difficoltà respiratorie che peggioravano da circa cinque giorni, fino a non riuscire a stare sdraiata senza difficoltà (ortopnea). Nel suo passato medico c'erano un ictus cerebrale nel 2015, con una lieve debolezza al braccio e alla gamba destra, e una malattia delle arterie carotidi senza restringimenti gravi. Nel 2018 aveva avuto un edema polmonare acuto, era stata sottoposta a un intervento coronarico con posizionamento di uno stent e aveva ricevuto un dispositivo impiantabile per il controllo del ritmo cardiaco a causa di una ridotta funzione del ventricolo sinistro (la parte del cuore che pompa il sangue).

Al momento dell'arrivo, la pressione arteriosa era bassa (105/60 mmHg), la frequenza cardiaca molto alta (130 battiti al minuto) e la saturazione di ossigeno bassa (88%). L'esame del sangue mostrava segni di sofferenza cardiaca, e l'ecocardiogramma evidenziava una funzione del ventricolo sinistro molto ridotta (30%), dilatazione delle camere atriali e insufficienza della valvola mitrale. L'elettrocardiogramma mostrava un ritmo cardiaco irregolare chiamato flutter atriale con frequenza ventricolare elevata (circa 140 battiti al minuto).

Diagnosi e trattamento iniziale

Dopo un primo trattamento con supporto respiratorio, diuretici e farmaci per rallentare il cuore, la paziente è stata trasferita in cardiologia con diagnosi di sindrome coronarica acuta senza sopraslivellamento del tratto ST (SCA-NSTEMI). Tuttavia, il controllo del dispositivo impiantato ha mostrato numerosi episodi di flutter e fibrillazione atriale negli ultimi due anni, con frequenze cardiache molto elevate alternate a periodi di ritmo normale.

Considerando la grave riduzione della funzione cardiaca non spiegata da una malattia coronarica significativa, è stata fatta la diagnosi di tachicardiomiopatia, cioè un indebolimento del cuore causato da un ritmo cardiaco troppo veloce e persistente.

Interventi specifici e follow-up

È stata iniziata una terapia anticoagulante con edoxaban, un farmaco che aiuta a prevenire la formazione di coaguli nel sangue. Successivamente, sono stati eseguiti un ecocardiogramma transesofageo e una cardioversione, una procedura che ripristina il ritmo cardiaco normale, con un netto miglioramento clinico.

Dopo pochi giorni, è stata effettuata un'ablazione transcatetere dell'istmo cavo-tricuspidalico, una procedura per interrompere il circuito elettrico che causa il flutter. Tuttavia, la fibrillazione atriale è ricomparsa con frequenza elevata e non ha risposto ai farmaci. Per questo motivo, è stata eseguita un'ablazione del nodo atrioventricolare (NAV) e un aggiornamento del dispositivo impiantato a stimolazione biventricolare (AICD-CRT), che aiuta a coordinare meglio il battito del cuore.

La paziente è stata dimessa in buone condizioni, con una terapia che include diuretici, beta-bloccanti, anticoagulanti e statine. Al controllo dopo sei mesi, la funzione cardiaca era migliorata (frazione di eiezione 38-40%) e la paziente riferiva buona tolleranza agli sforzi abituali.

Che cos'è la tachicardiomiopatia

La tachicardiomiopatia è una condizione in cui un ritmo cardiaco troppo veloce e prolungato danneggia la capacità del cuore di pompare il sangue in modo efficace. Può causare insufficienza cardiaca e sintomi come affanno e stanchezza.

I dispositivi impiantabili, come quelli usati in questo caso, possono aiutare a diagnosticare questa condizione anche quando i sintomi non sono evidenti.

L'uso degli anticoagulanti orali

Gli anticoagulanti orali, come l'edoxaban, sono farmaci che riducono il rischio di formazione di coaguli nel sangue, che possono portare a ictus o altre complicazioni.

Studi recenti hanno dimostrato che l'edoxaban è sicuro ed efficace nei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare che devono sottoporsi a cardioversione o ablazione transcatetere, senza necessità di interrompere la terapia durante le procedure.

In particolare, lo studio ENSURE AF ha confrontato edoxaban con i trattamenti tradizionali e ha confermato la sicurezza e l'efficacia di questo anticoagulante. Lo studio ELIMINATE AF ha mostrato che mantenere edoxaban durante l'ablazione riduce il rischio di eventi trombotici e sanguinamenti.

Scelte terapeutiche nel caso della paziente

Per questa paziente anziana, è stata scelta una strategia che include l'ablazione del nodo atrioventricolare e la stimolazione biventricolare, una combinazione che ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza e ridurre le ospedalizzazioni nei pazienti con insufficienza cardiaca e fibrillazione atriale, come evidenziato dallo studio APAF.

In conclusione

La tachicardiomiopatia è una causa importante di insufficienza cardiaca che può essere migliorata con una gestione attenta del ritmo cardiaco e l'uso di anticoagulanti orali come l'edoxaban.

Le procedure come la cardioversione, l'ablazione e la stimolazione biventricolare possono aiutare a ripristinare un ritmo normale e migliorare la funzione del cuore, soprattutto negli anziani.

Gli studi recenti confermano che l'edoxaban è un'opzione sicura ed efficace per prevenire complicazioni legate alla formazione di coaguli durante questi trattamenti.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Ferdinando de Leo

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