Che cosa è successo al paziente
Il signor M. B., 79 anni, ha avuto diversi problemi di salute, tra cui ipertensione e problemi alla prostata. Nel 2018 gli è stato diagnosticato un tumore al colon-retto, per cui ha subito un intervento chirurgico e ha iniziato una terapia con farmaci e radioterapia.
Dopo alcuni mesi, ha avuto una recidiva della malattia e ha iniziato una nuova terapia oncologica. Nel marzo 2020 ha sviluppato dolore e gonfiore alla gamba destra. L'ecografia ha mostrato una trombosi venosa profonda (TVP), cioè un coagulo di sangue nelle vene della gamba.
Come si tratta la trombosi nei pazienti con cancro
Il trattamento iniziale della trombosi in pazienti con cancro è simile a quello delle persone senza tumore e prevede l'uso di eparina, un farmaco che previene la formazione di nuovi coaguli.
Esistono due tipi principali di eparina:
- Eparina non frazionata (ENF), somministrata di solito in ospedale.
- Eparina a basso peso molecolare (EBPM), che si può somministrare con iniezioni sotto la pelle anche a casa.
Le EBPM sono considerate oggi il trattamento standard iniziale per la trombosi nei pazienti oncologici.
L'uso dei nuovi anticoagulanti orali (NAO) nei pazienti con cancro
Negli ultimi anni sono stati studiati anche i nuovi anticoagulanti orali (NAO), chiamati anche DOAC, per trattare la trombosi nei pazienti con tumore. Questi farmaci si prendono per bocca e possono migliorare la qualità della vita rispetto alle iniezioni.
Tre importanti studi clinici (Hokusai VTE-cancer, Select-D e Caravaggio) hanno confrontato i NAO con le EBPM. Questi studi hanno mostrato che:
- I NAO sono efficaci nel prevenire e trattare la trombosi.
- Possono però aumentare il rischio di sanguinamenti, soprattutto in pazienti con tumori gastrointestinali.
Per questo motivo, in pazienti con tumori a rischio di sanguinamenti, come nel caso del signor M. B., l'uso dei NAO deve essere valutato con attenzione.
Il caso del signor M. B.
Nonostante il rischio, per motivi legati alla qualità della vita e alle minori interazioni con altri farmaci, è stato scelto di trattare il signor M. B. con Edoxaban, un NAO.
Dopo tre mesi di terapia, l'ecografia ha mostrato che la vena era tornata aperta e senza ostruzioni. La terapia è stata quindi continuata oltre i sei mesi, perché il rischio di una nuova trombosi è più alto nei pazienti con cancro attivo.
Durata della terapia anticoagulante
Nei pazienti con tumore attivo o in trattamento oncologico, la terapia anticoagulante dovrebbe durare almeno finché la malattia è presente o si stanno facendo cure, a meno che non ci siano problemi che impediscano l'uso del farmaco, come un rischio elevato di sanguinamento.
Vantaggi e svantaggi dei trattamenti
- NAO: si assumono per bocca, hanno meno interazioni con altri farmaci e migliorano l'aderenza alla terapia. Sono sicuri ed efficaci, ma possono aumentare il rischio di sanguinamenti in alcuni casi.
- EBPM: efficaci e sicuri, ma richiedono iniezioni quotidiane, che possono essere scomode. Possono causare una riduzione delle piastrine e, a lungo termine, aumentare il rischio di osteoporosi.
In conclusione
La gestione della trombosi nei pazienti con cancro richiede una valutazione attenta del rischio di sanguinamento e delle condizioni generali del paziente. I nuovi anticoagulanti orali rappresentano un'opzione valida e spesso preferibile per migliorare la qualità della vita, ma la scelta del trattamento deve essere personalizzata e monitorata nel tempo.