Che cosa è successo al paziente
Il paziente ha 69 anni e ha alcune condizioni come pressione alta, diabete e ha fumato in passato. Nel 2014 ha avuto il primo episodio di fibrillazione atriale parossistica, cioè un battito cardiaco irregolare che si risolve da solo. Nel tempo, questi episodi sono diventati più frequenti e duraturi.
Per controllare il ritmo del cuore, ha iniziato una terapia con diversi farmaci, tra cui flecainide (per regolare il battito), bisoprololo (per rallentare il cuore) e anticoagulanti (per prevenire i coaguli). Il farmaco anticoagulante è stato cambiato da warfarin a edoxaban per una migliore gestione.
I sintomi recenti e gli esami effettuati
Negli ultimi mesi, il paziente ha avuto frequenti episodi di battito cardiaco irregolare (cardiopalmo) accompagnati da vertigini e sensazione di svenimento quando il cuore tornava a battere normalmente. Durante una visita specialistica, è stata notata una bradicardia sinusale, cioè un battito cardiaco più lento del normale (48 battiti al minuto).
Per approfondire, i medici hanno sospeso il bisoprololo e fatto alcuni esami:
- ECG Holter 24 ore: monitoraggio continuo del cuore per un giorno, che ha mostrato episodi di fibrillazione atriale rapida seguiti da pause anormali quando il cuore tornava al ritmo normale, associate ai sintomi di svenimento.
- Ecocardiogramma transtoracico: ecografia del cuore che ha evidenziato una buona funzione della parte sinistra del cuore, ma con alcune modifiche come dilatazione dell'atrio sinistro (una delle camere del cuore) e lieve insufficienza della valvola mitrale.
Le opzioni di trattamento considerate
Per i sintomi e le pause anomale, è stata proposta una ablazione transcatetere, cioè una procedura che usa energia per isolare le vene polmonari e fermare gli impulsi anomali che causano la fibrillazione atriale. Questa scelta è stata fatta invece di impiantare un pacemaker, un dispositivo che aiuta a mantenere il battito regolare.
Questa decisione si basa sulle linee guida europee più recenti, che suggeriscono che l'ablazione può migliorare la funzione del nodo del seno (la parte del cuore che regola il ritmo) e favorire il suo recupero eliminando gli episodi di fibrillazione atriale che lo danneggiano.
Preparazione e svolgimento della procedura
Prima dell'ablazione, il paziente ha fatto una risonanza magnetica per vedere bene la struttura del cuore e un ecocardiogramma transesofageo per escludere la presenza di coaguli nelle camere del cuore.
La procedura è stata fatta senza interrompere la terapia anticoagulante con edoxaban, seguendo studi recenti che dimostrano che questa scelta è sicura e non aumenta il rischio di sanguinamenti o complicazioni.
Durante l'ablazione, i medici hanno isolato elettricamente le vene polmonari usando radiofrequenza, confermando il successo con test specifici. Non ci sono state complicazioni e il paziente è stato dimesso il giorno dopo.
Risultati e follow-up
Un mese dopo la procedura, la terapia con flecainide è stata interrotta. A distanza di un anno, il paziente sta bene, senza sintomi, senza episodi di fibrillazione atriale né pause anomale, come confermato da due controlli con ECG Holter delle 24 ore.
In conclusione
In questo caso, l'ablazione transcatetere si è dimostrata una valida alternativa al pacemaker per un paziente con fibrillazione atriale e battito cardiaco lento con pause. La procedura ha permesso di migliorare il ritmo cardiaco e i sintomi, mantenendo il paziente in buona salute nel tempo.