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Articolo per pazienti Pubblicato: 28/03/2022 Lettura: ~3 min

Ablazione della fibrillazione atriale senza sospendere la terapia anticoagulante in un paziente con precedente TIA: una scelta sicura

Fonte
Stefan H Hohnloser et al., "Uninterrupted edoxaban vs. vitamin K antagonists for ablation of atrial fibrillation: the ELIMINATE-AF trial", European Heart Journal, 2019

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Stefano Cornara - Matteo Astuti - Alberto Somaschini Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1218 Sezione: 64

Introduzione

Questo racconto riguarda un paziente di 75 anni con fibrillazione atriale, un'aritmia del cuore, che ha affrontato diverse terapie e procedure. In particolare, si descrive come sia stato possibile eseguire un trattamento chiamato ablazione transcatetere senza interrompere la terapia anticoagulante, anche dopo un episodio di TIA (un tipo di mini-ictus). Il caso mostra come questa scelta possa essere sicura e efficace.

Che cos'è successo al paziente

Il paziente, un uomo di 75 anni, si è presentato in ospedale per un battito cardiaco irregolare e molto veloce. Già da anni soffriva di fibrillazione atriale, un'aritmia che può causare sintomi come il "cardiopalmo" (sensazione di battito accelerato o irregolare).

Storia clinica e trattamenti precedenti

  • Nel 2013, il paziente ha avuto il primo episodio di fibrillazione atriale e ha iniziato la terapia anticoagulante con warfarin per prevenire la formazione di coaguli nel sangue.
  • Successivamente ha assunto diversi farmaci per controllare l'aritmia, come flecainide, sotalolo e amiodarone.
  • Nel 2017, dopo un periodo senza episodi, ha avuto un TIA, cioè un episodio temporaneo di ridotto flusso di sangue al cervello, senza danni permanenti.
  • Dopo il TIA, il paziente è stato seguito con attenzione e ha continuato la terapia anticoagulante, cambiando il farmaco da warfarin a edoxaban, un anticoagulante più moderno.

La procedura di ablazione transcatetere

L'ablazione transcatetere è un trattamento che mira a isolare le vene polmonari nel cuore, dove spesso nasce l'aritmia, usando energia per interrompere i segnali elettrici anomali.

Nel 2017 il paziente ha eseguito questa procedura, ma ha avuto un episodio di afasia (difficoltà a parlare) subito dopo, che si è risolto rapidamente senza danni permanenti.

Nel 2021, a causa di nuovi episodi di fibrillazione atriale, si è proposto un nuovo tentativo di ablazione. Il paziente inizialmente era preoccupato per il rischio di un altro TIA, ma è stato rassicurato che la procedura può essere fatta senza sospendere la terapia anticoagulante, riducendo così il rischio di complicazioni.

Come è andata la procedura nel 2021

  • L'ablazione è stata eseguita con successo, isolando le vene polmonari senza usare raggi X (fluoroscopia), grazie alla presenza di una particolare apertura naturale nel cuore (forame ovale pervio).
  • Il paziente ha continuato la terapia con edoxaban senza interruzioni.
  • Dopo circa 9 mesi dalla procedura, non ha avuto nuovi episodi di fibrillazione atriale e conduce una vita normale senza disturbi.

Perché è importante questo caso

Questo esempio mostra che l'ablazione transcatetere può essere eseguita in sicurezza anche in pazienti con precedenti episodi di TIA, senza interrompere la terapia anticoagulante. Questo approccio aiuta a ridurre il rischio di complicazioni legate alla formazione di coaguli durante e dopo la procedura.

In conclusione

La fibrillazione atriale può essere gestita con successo anche in presenza di precedenti eventi cerebrovascolari, come il TIA. L'ablazione transcatetere, eseguita senza sospendere la terapia anticoagulante, rappresenta una scelta sicura ed efficace per ridurre i sintomi e migliorare la qualità di vita del paziente.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Stefano Cornara - Matteo Astuti - Alberto Somaschini

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