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Articolo per pazienti Pubblicato: 29/03/2022 Lettura: ~3 min

Il danno al cuore nei pazienti con infarto durante la pandemia da COVID-19

Fonte
Lechner et al 10.1093/eurheartj/ehab621.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Andreina Carbone Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Durante la pandemia da COVID-19, sono emerse preoccupazioni sul fatto che alcune persone con problemi cardiaci gravi, come l'infarto, abbiano ricevuto cure ritardate o ridotte. Questo ha potuto causare un aumento del danno al cuore e un peggioramento della salute. In questo testo spieghiamo cosa è stato osservato e come la pandemia ha influenzato la situazione di questi pazienti.

Che cosa è successo durante la pandemia

Durante la pandemia, si è notato un aumento dei decessi che non si spiega solo con i casi di COVID-19. In particolare, le persone con problemi cardiaci acuti, come l'infarto, hanno avuto meno accesso agli ospedali o hanno tardato a chiedere aiuto. Questo ha portato a:

  • Una diminuzione dei ricoveri per infarto con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI), un tipo grave di infarto.
  • Ritardi nel trattamento e nelle procedure per riaprire le arterie bloccate.
  • Modifiche nelle strategie di cura.
  • Aumento dello stress psicologico nei pazienti ricoverati, che può peggiorare la situazione.

Come si valuta il danno al cuore

Per capire quanto è grave il danno al cuore dopo un infarto, si usa la risonanza magnetica cardiaca. Questa è una tecnica non invasiva, cioè senza interventi chirurgici, che permette di vedere con precisione:

  • La dimensione dell'infarto, cioè quanto tessuto cardiaco è stato danneggiato.
  • Il danno ai piccoli vasi sanguigni nel cuore, chiamato ostruzione microvascolare (MVO), che può succedere anche se le arterie principali sono state aperte con successo.
  • La presenza di emorragia all'interno del muscolo cardiaco (IMH).

Questi danni sono importanti perché sono legati a un recupero più difficile, a problemi di insufficienza cardiaca e a un rischio maggiore di morte.

Lo studio MARINA-STEMI

Uno studio chiamato MARINA-STEMI ha analizzato pazienti con infarto trattati con una procedura chiamata PCI, che serve a riaprire le arterie bloccate. Sono stati confrontati i pazienti ricoverati durante la pandemia, specialmente nei periodi con restrizioni severe, con quelli ricoverati prima della pandemia o in momenti senza restrizioni.

I risultati principali sono stati:

  • Durante le restrizioni più forti del 2020, i pazienti avevano un infarto più grande rispetto a quelli ricoverati in altri periodi.
  • Un aumento dell'ostruzione microvascolare, cioè più danni ai piccoli vasi del cuore.
  • Una maggiore presenza di emorragia nel muscolo cardiaco.
  • Un tempo più lungo in cui il cuore è rimasto senza sangue (ischemia), che peggiora il danno.

Questi dati suggeriscono che durante la pandemia, soprattutto nei periodi di restrizioni, il danno al cuore nei pazienti con infarto è stato più grave.

Perché è importante

Questi risultati aiutano a capire come la pandemia abbia avuto effetti indiretti sulla salute delle persone con infarto, non solo a causa del virus ma anche per i ritardi e le difficoltà nelle cure. Conoscere questi aspetti può aiutare a migliorare la gestione futura in situazioni simili.

In conclusione

Durante la pandemia da COVID-19, i pazienti con infarto grave hanno subito un danno al cuore più esteso e complesso, soprattutto nei periodi con restrizioni più rigide. Questo è dovuto a ritardi nel trattamento e a problemi nella microcircolazione del cuore. La risonanza magnetica cardiaca ha permesso di evidenziare questi cambiamenti, sottolineando l'importanza di garantire cure tempestive anche in situazioni di emergenza sanitaria globale.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Andreina Carbone

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