Che cosa è successo durante la pandemia
Durante la pandemia, si è notato un aumento dei decessi che non si spiega solo con i casi di COVID-19. In particolare, le persone con problemi cardiaci acuti, come l'infarto, hanno avuto meno accesso agli ospedali o hanno tardato a chiedere aiuto. Questo ha portato a:
- Una diminuzione dei ricoveri per infarto con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI), un tipo grave di infarto.
- Ritardi nel trattamento e nelle procedure per riaprire le arterie bloccate.
- Modifiche nelle strategie di cura.
- Aumento dello stress psicologico nei pazienti ricoverati, che può peggiorare la situazione.
Come si valuta il danno al cuore
Per capire quanto è grave il danno al cuore dopo un infarto, si usa la risonanza magnetica cardiaca. Questa è una tecnica non invasiva, cioè senza interventi chirurgici, che permette di vedere con precisione:
- La dimensione dell'infarto, cioè quanto tessuto cardiaco è stato danneggiato.
- Il danno ai piccoli vasi sanguigni nel cuore, chiamato ostruzione microvascolare (MVO), che può succedere anche se le arterie principali sono state aperte con successo.
- La presenza di emorragia all'interno del muscolo cardiaco (IMH).
Questi danni sono importanti perché sono legati a un recupero più difficile, a problemi di insufficienza cardiaca e a un rischio maggiore di morte.
Lo studio MARINA-STEMI
Uno studio chiamato MARINA-STEMI ha analizzato pazienti con infarto trattati con una procedura chiamata PCI, che serve a riaprire le arterie bloccate. Sono stati confrontati i pazienti ricoverati durante la pandemia, specialmente nei periodi con restrizioni severe, con quelli ricoverati prima della pandemia o in momenti senza restrizioni.
I risultati principali sono stati:
- Durante le restrizioni più forti del 2020, i pazienti avevano un infarto più grande rispetto a quelli ricoverati in altri periodi.
- Un aumento dell'ostruzione microvascolare, cioè più danni ai piccoli vasi del cuore.
- Una maggiore presenza di emorragia nel muscolo cardiaco.
- Un tempo più lungo in cui il cuore è rimasto senza sangue (ischemia), che peggiora il danno.
Questi dati suggeriscono che durante la pandemia, soprattutto nei periodi di restrizioni, il danno al cuore nei pazienti con infarto è stato più grave.
Perché è importante
Questi risultati aiutano a capire come la pandemia abbia avuto effetti indiretti sulla salute delle persone con infarto, non solo a causa del virus ma anche per i ritardi e le difficoltà nelle cure. Conoscere questi aspetti può aiutare a migliorare la gestione futura in situazioni simili.
In conclusione
Durante la pandemia da COVID-19, i pazienti con infarto grave hanno subito un danno al cuore più esteso e complesso, soprattutto nei periodi con restrizioni più rigide. Questo è dovuto a ritardi nel trattamento e a problemi nella microcircolazione del cuore. La risonanza magnetica cardiaca ha permesso di evidenziare questi cambiamenti, sottolineando l'importanza di garantire cure tempestive anche in situazioni di emergenza sanitaria globale.