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Articolo per pazienti Pubblicato: 09/06/2022 Lettura: ~4 min

Il trattamento chirurgico delle sindromi coronariche croniche: come si decide pensando al futuro

Fonte
Domenico Mangino, Direttore U.O.C di Cardiochirurgia, Ospedale dell’Angelo, ULSS3 Serenissima, Venezia

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Domenico Mangino Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1262 Sezione: 76

Introduzione

La malattia delle arterie del cuore è molto comune e richiede scelte attente per migliorare i sintomi e la qualità della vita. Oggi, grazie ai progressi della medicina, medici di diverse specialità lavorano insieme per offrire le migliori cure. È importante che anche il paziente sia coinvolto nelle decisioni, per scegliere insieme la terapia più adatta.

Che cos'è la malattia coronarica

La malattia coronarica colpisce le arterie che portano sangue al cuore. Può manifestarsi in modo improvviso (acuto) o svilupparsi lentamente nel tempo (cronico). In entrambi i casi, è fondamentale prendere decisioni mediche accurate per migliorare i sintomi e prolungare la vita.

Il ruolo della collaborazione tra specialisti

La medicina moderna cambia rapidamente grazie a nuove scoperte. Per questo, cardiologi e cardiochirurghi lavorano insieme, seguendo linee guida basate su studi scientifici, per scegliere il trattamento migliore al momento giusto.

Trattamento nelle forme acute

  • In caso di malattia coronarica acuta, il tempo è fondamentale: ogni minuto conta per salvare il muscolo cardiaco.
  • Il trattamento principale è l'apertura rapida delle arterie con farmaci specifici o procedure per via endovascolare (percutanea), se disponibili.
  • La chirurgia è riservata a complicazioni particolari e ha un ruolo limitato in questa fase.

Trattamento nelle forme croniche

Quando la malattia si cronicizza, la situazione diventa più complessa. Il cuore può essere danneggiato in modo permanente e ogni ritardo nella cura può peggiorare la funzione cardiaca.

La prognosi dipende da:

  • Quanto bene funziona il ventricolo sinistro, la parte principale del cuore che pompa il sangue.
  • Quante e quali arterie sono colpite.
  • Quanta parte del muscolo cardiaco è a rischio.
  • Altri problemi di salute che il paziente può avere.

Il paziente deve essere informato su tutte le opzioni di cura, poiché la decisione finale spetta a lui, in collaborazione con il team medico.

Quando è necessario il trattamento per rivascolarizzazione

La rivascolarizzazione è un intervento per ripristinare il flusso di sangue al cuore e può essere fatta con due metodi principali:

  • Chirurgia (bypass coronarico): si crea un nuovo percorso per il sangue usando vasi prelevati da altre parti del corpo.
  • Procedura percutanea: si apre l’arteria danneggiata con un piccolo tubo e si inserisce uno stent per mantenerla aperta.

La rivascolarizzazione è raccomandata in casi specifici, come:

  • Coinvolgimento di arterie importanti del cuore (ad esempio il tronco comune o la coronaria discendente anteriore).
  • Malattia che interessa due o tre arterie con ridotta funzione del cuore.
  • Presenza di una sola arteria coronarica funzionante con un restringimento significativo.
  • Angina (dolore al petto) che non migliora con i farmaci.

Come si sceglie tra chirurgia e procedura percutanea

La scelta dipende da diversi fattori, tra cui la complessità delle lesioni e le condizioni generali del paziente. Ad esempio, un paziente con diabete può avere una malattia più diffusa e richiedere un approccio diverso.

Si considerano anche gli eventi avversi maggiori dopo l’intervento, come:

  • Nuovo infarto.
  • Nuove ospedalizzazioni.
  • Necessità di ulteriori interventi.
  • Ictus.
  • Mortalità.

Gli studi mostrano che gli eventi negativi sono in genere più frequenti dopo la procedura percutanea, tranne l’ictus che è più comune nel primo anno dopo la chirurgia.

Efficienza e durata del trattamento

La chirurgia tende a fornire una rivascolarizzazione più completa e duratura, poiché crea nuovi vasi che possono proteggere il cuore anche se le arterie native si chiudono di nuovo.

La procedura percutanea agisce solo sulla parte ristretta dell’arteria, senza fermare la progressione della malattia nelle altre zone.

Un problema della chirurgia è la durata della pervietà dei nuovi vasi, in particolare delle vene usate come ponti, che dopo molti anni possono restringersi.

L'importanza del rischio chirurgico e della personalizzazione

Ogni decisione tiene conto anche del rischio legato all’intervento chirurgico, che varia da persona a persona.

Le nuove linee guida possono sembrare complicate e a volte creano opinioni diverse tra medici. È importante cambiare approccio, pensando non solo alla malattia ma al paziente nel suo insieme, per migliorare sia la sopravvivenza sia la qualità di vita.

In conclusione

La malattia coronarica cronica richiede una valutazione attenta e personalizzata. La scelta tra chirurgia e procedura percutanea dipende dalla gravità della malattia, dalle condizioni del paziente e dai rischi associati. Il lavoro di squadra tra medici e la partecipazione attiva del paziente sono fondamentali per decidere il trattamento più adatto, con l’obiettivo di migliorare la salute e la qualità della vita nel tempo.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Domenico Mangino

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