Che cosa significa la valutazione cardiologica prima di un intervento non cardiaco
Prima di un intervento chirurgico che non riguarda il cuore, il medico specialista in cardiologia valuta il rischio che il cuore possa avere problemi durante o subito dopo l'operazione. Questi problemi possono includere:
- danni o infarto del muscolo cardiaco,
- problemi con le protesi o stent già presenti,
- scompenso cardiaco,
- ritmi cardiaci irregolari pericolosi,
- embolie polmonari,
- ictus,
- e nei casi più gravi, la morte.
Per aiutare i medici a gestire al meglio questi rischi, la Società Europea di Cardiologia ha aggiornato nel 2022 le sue linee guida, fornendo indicazioni su come valutare e preparare i pazienti prima dell'intervento.
Come si valuta il rischio cardiaco
La valutazione si basa su due elementi principali:
- Il rischio legato all'intervento chirurgico: alcune operazioni sono più rischiose per il cuore rispetto ad altre. In base a questo, gli interventi si dividono in tre gruppi:
- basso rischio (meno dell'1%),
- rischio intermedio (tra 1% e 5%),
- alto rischio (più del 5%).
- Il rischio individuale del paziente: dipende dall'età, dalla presenza di altre malattie, dai fattori di rischio per il cuore e da eventuali problemi cardiaci già noti.
Il cardiologo valuta insieme questi due aspetti per decidere quali esami fare prima dell'intervento.
Quali esami vengono consigliati
Il tipo di esami dipende dal rischio dell'intervento e dalle condizioni del paziente:
- Per pazienti tra 45 e 65 anni senza problemi cardiaci o fattori di rischio, si consiglia un elettrocardiogramma (ECG) e alcuni esami del sangue specifici solo se l'intervento è ad alto rischio.
- Per pazienti con più di 65 anni, con fattori di rischio o malattie cardiache, questi esami sono sempre consigliati per interventi a rischio intermedio o alto. Inoltre, si valuta la capacità di svolgere attività fisica, come salire due rampe di scale, per capire come funziona il cuore.
- Se necessario, si possono fare esami più approfonditi, come l'ecocardiogramma (un'ecografia del cuore) o test per verificare la presenza di problemi alle arterie coronarie.
Come gestire le terapie cardiologiche durante il periodo dell'intervento
Le linee guida danno indicazioni precise su come comportarsi con i farmaci:
- Beta-bloccanti: di solito non vanno interrotti prima dell'intervento, anzi possono essere utili per ridurre alcuni rischi.
- Farmaci che agiscono sul sistema renina-angiotensina (usati per pressione alta o scompenso): è consigliato sospenderli il giorno dell'intervento per evitare cali di pressione.
- Farmaci antidiabetici SGLT2: vanno sospesi almeno 3 giorni prima di interventi a rischio medio o alto per prevenire una rara complicanza chiamata chetoacidosi diabetica.
- Farmaci antiaggreganti (che aiutano a prevenire i coaguli): in generale, l'aspirina non va sospesa, mentre altri farmaci specifici possono essere temporaneamente interrotti a seconda del rischio di sanguinamento e di trombosi.
- Anticoagulanti (farmaci che impediscono la formazione di coaguli): la gestione dipende dal tipo di farmaco e dal rischio di sanguinamento, con sospensioni brevi e in alcuni casi particolari si continua la terapia.
Importanza della personalizzazione della valutazione
Ogni paziente è diverso. Il cardiologo usa algoritmi specifici per adattare la valutazione e la gestione alle singole condizioni, come:
- malattie delle coronarie,
- scompenso cardiaco,
- problemi alle valvole del cuore,
- cardiopatie congenite,
- e altre situazioni particolari.
In conclusione
La valutazione cardiologica prima di un intervento chirurgico non cardiaco è fondamentale per prevenire problemi al cuore durante e dopo l'operazione. Le nuove linee guida europee aiutano i medici a scegliere gli esami e le terapie più adatte a ogni paziente, tenendo conto del tipo di intervento e delle condizioni personali. Questo approccio personalizzato contribuisce a rendere più sicura l'esperienza chirurgica.