Che cosa significa l'inquinamento atmosferico per l'ictus
L'esposizione a lungo termine a sostanze inquinanti presenti nell'aria è collegata a un aumento del numero di ictus, delle complicazioni e dei decessi. Uno studio recente ha analizzato come la media annuale di alcuni inquinanti influenzi il rischio di dover tornare in ospedale entro 30 giorni dopo un ictus ischemico (un tipo di ictus causato da un blocco del flusso sanguigno) in persone di età pari o superiore a 65 anni negli Stati Uniti.
Gli inquinanti considerati
- Monossido di carbonio (CO)
- Biossido di azoto (NO2)
- Ozono (O3)
- Particolato fine (PM2,5)
- Anidride solforosa (SO2)
I risultati principali
- Tra il 2014 e il 2015, sono stati ricoverati 448.148 pazienti per ictus.
- Il 12,5% di questi pazienti è stato riammesso in ospedale entro 30 giorni.
- Ogni aumento significativo dell'esposizione a CO, NO2, PM2,5 e SO2 era legato a un aumento del rischio di riospedalizzazione entro 30 giorni rispettivamente dell'1,1%, 3,6%, 1,2% e 2,0%.
- L'ozono (O3) mostrava invece un leggero effetto opposto, con una diminuzione dello 0,7% del rischio.
Importanza dei risultati
Questi legami tra inquinamento e ricoveri ospedalieri sono stati osservati indipendentemente dalla qualità generale degli ospedali negli Stati Uniti. Inoltre, la maggior parte dei livelli medi di inquinanti era inferiore ai limiti nazionali di sicurezza, tranne per il biossido di azoto.
Questo significa che anche esposizioni a livelli considerati "sicuri" possono aumentare il rischio di complicazioni dopo un ictus.
In conclusione
La ricerca evidenzia che l'aria inquinata può aumentare la probabilità di dover tornare in ospedale dopo un ictus, anche quando i livelli di inquinanti sono sotto i limiti ufficiali. Questi dati sottolineano l'importanza di continuare a migliorare la qualità dell'aria per proteggere la salute delle persone, specialmente quelle più vulnerabili.