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Articolo per pazienti Pubblicato: 21/10/2026 Lettura: ~4 min

Bypass coronarico: una o due arterie? Cosa dice la ricerca

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Domenico Mario Giamundo

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 907 Sezione: 7

Abstract

Se hai subito o stai valutando un bypass coronarico, potresti chiederti se usare una o due arterie faccia davvero la differenza. Uno studio importante ha seguito oltre 3.100 pazienti per 15 anni per rispondere proprio a questa domanda. In questo articolo ti spieghiamo cosa hanno scoperto i ricercatori, cosa significa per te e quali domande puoi fare al tuo medico.

Cos'è il bypass coronarico e perché si usano le arterie mammarie

Il bypass coronarico (o CABG, dall'inglese Coronary Artery Bypass Grafting) è un intervento chirurgico al cuore. Serve a creare un percorso alternativo per il sangue quando le arterie coronarie (i vasi che nutrono il cuore) sono bloccate o ristrette.

Per costruire questo "ponte", il chirurgo usa un condotto, cioè un vaso sanguigno prelevato da un'altra parte del corpo. Da decenni, il condotto preferito è l'arteria mammaria interna (un'arteria che scorre all'interno del torace). Funziona molto bene nel tempo e rimane aperta a lungo.

Da qui nasce una domanda logica: se una mammaria funziona bene, usarne due funziona ancora meglio?

💡 Cos'è l'Arterial Revascularization Trial (ART)?

L'Arterial Revascularization Trial (ART) è uno dei più grandi studi clinici mai condotti sulla chirurgia coronarica. Ha coinvolto oltre 3.100 pazienti in diversi paesi del mondo. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi in modo casuale: un gruppo ha ricevuto il bypass con una sola arteria mammaria, l'altro con due arterie mammarie. I ricercatori li hanno poi seguiti per 15 anni, raccogliendo dati su sopravvivenza, infarti e ictus. Si tratta di uno dei follow-up più lunghi mai realizzati su una strategia chirurgica cardiaca.

Cosa ha scoperto lo studio dopo 15 anni

I risultati sono stati sorprendenti per molti esperti. Dopo 15 anni, la percentuale di pazienti deceduti era praticamente identica nei due gruppi:

  • 37,8% nel gruppo operato con due arterie mammarie
  • 37,6% nel gruppo operato con una sola arteria mammaria

Anche guardando un risultato combinato — cioè quanti pazienti avevano avuto morte, infarto (blocco del flusso di sangue al cuore) o ictus (interruzione del flusso di sangue al cervello) — non è emersa una differenza significativa tra i due gruppi.

In parole semplici: usare due arterie mammarie invece di una non ha aumentato la sopravvivenza nel lungo periodo.

Perché il risultato è più complesso di quanto sembra

I ricercatori hanno però notato alcune cose importanti che rendono l'interpretazione più articolata.

Nel gruppo assegnato a due arterie mammarie, circa il 14% dei pazienti ha ricevuto in realtà una sola arteria. Nel gruppo assegnato a una sola mammaria, quasi un quarto dei pazienti ha ricevuto anche un altro condotto arterioso, chiamato arteria radiale (un'arteria del polso). Questi "scambi" hanno avvicinato le due strategie nella pratica reale, rendendo il confronto meno netto.

Lo studio dimostra quindi che assegnare un paziente alla strategia con due mammarie non produce automaticamente un vantaggio. Non dimostra però che una rivascolarizzazione arteriosa completa, eseguita perfettamente, sia uguale per tutti i pazienti.

⚠️ Chi deve fare più attenzione: i rischi del prelievo bilaterale

Usare entrambe le arterie mammarie può aumentare il rischio di complicanze alla ferita sternale (lo sterno è l'osso del petto tagliato durante l'intervento). In particolare, può aumentare il rischio di infezioni e problemi di guarigione. Questo rischio è più alto in alcune categorie di pazienti:

  • Persone con diabete (una malattia che altera il metabolismo degli zuccheri e può rallentare la guarigione)
  • Persone con obesità (eccesso di peso corporeo)
  • Pazienti anziani o fragili, con minori capacità di recupero

Se appartieni a una di queste categorie, è importante discuterne apertamente con il tuo chirurgo prima dell'intervento.

Cosa significa tutto questo per te

La ricerca non dice che una strategia è sempre migliore dell'altra. Dice che la scelta va fatta su misura per ogni paziente.

Per esempio, nei pazienti giovani con una lunga aspettativa di vita, un secondo condotto arterioso potrebbe comunque offrire vantaggi nel tempo. Per i pazienti più anziani o con condizioni che aumentano il rischio di complicanze, una sola mammaria potrebbe essere la scelta più sicura.

Ciò che conta davvero, secondo i ricercatori, è la qualità tecnica dell'intervento e la selezione accurata del paziente, non l'applicazione automatica di una regola uguale per tutti.

✅ Domande utili da fare al tuo medico o chirurgo

Se stai valutando un bypass coronarico, puoi chiedere al tuo specialista:

  • "Quale tipo di condotto è più adatto a me?" — arteria mammaria, arteria radiale o vena safena (una vena della gamba)?
  • "Sono un buon candidato per due arterie mammarie?" — soprattutto se sei giovane e in buona salute generale.
  • "Ho fattori di rischio che aumentano le complicanze sternali?" — come diabete o sovrappeso.
  • "Qual è la mia aspettativa di vita stimata e come influenza la scelta chirurgica?"
  • "Quanti interventi di questo tipo ha eseguito il vostro centro?" — l'esperienza del chirurgo è fondamentale.

In sintesi

Uno studio durato 15 anni su oltre 3.100 pazienti ha mostrato che usare due arterie mammarie nel bypass coronarico non migliora la sopravvivenza rispetto a usarne una sola. Questo non significa che la scelta sia uguale per tutti: la decisione dipende dall'età, dalle condizioni di salute e dalla qualità dell'intervento. Parla con il tuo medico per capire quale strategia è più adatta alla tua situazione personale.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Domenico Mario Giamundo
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